300 – Mark Millar e Tommy Lee Edwards -1985

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portrait“Il mondo è molto meno spaventoso quando personaggi del genere sono confinati nelle pagine di un fumetto.”

(Toby Goodman)

 

Diciamolo, anzi urliamolo al mondo e se non volete farlo insieme a me, tranquilli, lo urlerò da solo: “RIVOGLIAMO GLI ANNI ’80!”

Almeno dal punto di vista fumettistico, fu un decennio incredibile. Il fumetto arrivò a partorire capolavori assoluti come V for Vendetta, Il ritorno del cavaliere oscuro, praticamente tutte le opere di Pazienza, La casa dorata di Samarcanda, Calvin e Hobbes, Torpedo e non so quanto altro ben di Dio in vignette e nuvolette. Insomma, anni d’oro per i comics, come ci dice Mark Millar con questo bellissimo gioiello uscito nel 2008 e destinato a rimanere uno dei fumetti più belli e poetici di casa Marvel.

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Siamo nel 1985 e i super eroi esistono solo nei fumetti che legge il piccolo Toby Goodman, un tredicenne figlio di genitori separati, il cui padre a sua volta fu un lettore accanito dell’universo creato da Stan Lee e Jack Kirby. Siamo in un anno in cui non era ancora in atto il decostruzionismo operato nel mondo dei super eroi da Moore e Miller e negli scaffali delle  fumetterie degli  States primeggiavano gli albi della saga Guerre segrete, comprate dal piccolo Toby con un entusiasmo incoraggiato dal padre e non assecondato dalla madre. Ed è proprio in una casa inquietante e abbandonata che il nostro protagonista nota che negli inquilini c’è qualcosa che non va, hanno dei volti familiari inquietanti: il Teschio Rosso, Il Dottor Destino, L’uomo Talpa, ecc… Inizia così un’avventura che porterà Toby a dover difendere la terra dai personaggi cattivi di casa Marvel, chiedendo aiuto proprio ai suoi eroi di cui è abituato a leggere le prodezze ogni giorno sulle pagine degli albi che custodisce gelosamente. Un fumetto che è costruito come una fiaba: tutto è visto con gli occhi di un bambino che ha alle spalle la classica famiglia di separati e cerca l’evasione nel mondo dei fumetti; non viene creduto dalla madre e dal suo miglior amico, che si atteggia come un grande ma indossa ancora la maglietta dei Masters (una delle icone degli anni ’80) e vive la sua solitudine con un profondo senso di disagio e delusione. Lasciato solo dal padre, che vuole salvare l’ex moglie dai cattivi per dimostrarle così di non essere un fallito, Toby cerca allora aiuto in coloro che come lui conoscono i fumetti e quindi i punti deboli dei cattivi (come i due commessi del negozio di fumetti abili solo nel far soldi) che stanno distruggendo la città; si addentra da solo, quindi, in questo universo parallelo rischiando in prima persona per salvare il suo mondo, la sua vita e il suo futuro.

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Millar orchestra tutto con la collaborazione degli strepitosi disegni di Tommy Lee Edwards, che abbonda in scene madri e in splash page (caratteristiche dei Marvel Comics) e ricostruisce perfettamente l’America reganiana degli anni ’80, senza internet e telefonini e piena di Commodore 64 e video giochi in floppy disk. Il duo attinge a piene mani dall’iconografia narrativa degli anni ’80: i film prodotti da Steven Spielberg (I Goonies), i racconti di formazione di Stephen King (Stagioni diverse) e i fumetti dei supereroi che proprio nella metà degli anni ’80 con Guerre segrete sfornano il primo vero evento editoriale della storia dei comics made in USA.

1985 è un fumetto insolito e diverso che si stacca nettamente da tutto quanto realizzato in casa Marvel.

Millar ed Edwards creano delle scene davvero efficaci e memorabili; la sequenza bellissima in cui Stilt-Man (criminale patetico e perdente nel ciclo del Devil di Frank Miller) si aggira come una terrificante minaccia per la città sullo sfondo di un tramonto mozzafiato, ne è un esempio. Ma anche il passaggio di Toby nell’universo parallelo dove vivono i super eroi e il bellissimo finale, che vede protagonista il padre del piccolo eroe, sono destinati a fare di 1985 uno dei fumetti Marvel più belli del nuovo millennio, una piccola perla nella carriera dello sceneggiatore scozzese che ha ridefinito la “casa delle meraviglie” con il ciclo di Civil War.

Un fumetto che parla di sogno e realtà, di bene e male, ma soprattutto di amore verso il fumetto e verso i suoi eroi.

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Curiosità: in origine, la storia di Millar non doveva essere disegnata ma narrata con lo stile del fotoromanzo. Idea per fortuna scartata.

In apertura, Millar ed Edwards rendono omaggio ai creatori dell’universo Marvel: Stan Lee e Jack Kirby.

 

Altre edizioni: Oltre a quella consigliata, esiste quella realizzata dal Corriere della sera nella serie  Super eroi n. 29, brossurata, di grande formato e con un buon apparato critico introduttivo.

 

http://nedbajalica.blogspot.it/

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