Swamp horror

(L’orrore affonda le radici nella palude)

american-horror-story-coven-ew-3C’è un posto dove si mangiano polli fritti nel grasso di maiale e, con gli scarti oleosi delle numerose cotture, si condiscono i gamberi cresciuti nelle acque melmose di palude, quelli che noi chiamiamo “killer”. Solo questo basta come scenario ideale dove ambientare una storia da brividi. Come in qualsiasi tipo di luogo inesorabile e desolante, il sud degli Stati Uniti, quello caratterizzato da bayous e da everglades, è fonte di ispirazione artistica. Il country rock, il folk, più precisamente lo swamp rock (rock di palude), per esempio, assembla la melodia “nera” del blues – diretto discendente del ritmo tribale africano – assieme a storie di gente semplice.

American-Horror-Story-Coven1Storie di schiavi e di cacciatori, di contadini e di battellieri. Storie drammatiche, come nella raccolta di racconti “Go Down Moses” (Enaudi), scritta da William Faulkner, il cui titolo riprende il motto famoso cantato degli schiavi nei campi di cotone; o come le strazianti vicende della piccola Hushpuppy nel bellissimo film del 2012 “Re della terra selvaggia”. Ma la musica, quella definita del diavolo, ha narrato anche storie horror. Il giovane bluesman Robert Johnson si piazzava ai crocicchi in ricerca di corruzione per la sua anima. Offriva del bourbon, contenuto in una giara con molte X incise sopra, a Maitre Carrefour o Baron Samedi – nomi noti ai lettori bonelliani –; poi raccontava di aver incontrato il diavolo. Jimi Hendrix cantava: “Lord knows i’m Voodoo child” (il signore lo sa: sono un figlio del Voodoo).

I Credence Clearwater Revival con Bad Moon Rising and Born on Bayou e poi i Lynyrd Skynyrd, gruppo dannato per eccellenza in quanto vittima materiale di morti maledette e simbolo dello swamp rock, chiudono uno scenario al quale anche la scrittrice Anne Rice ha attinto sporcandosi le mani di sangue. Più splatter e meno morbosa della collega scrittrice horror Shirley Jackson, la Rice ha raccontato la Louisiana e New Orleans traendo spunto dalle folkloristiche vicende di bellissime streghe nere del Voodoo con bamboline e spilloni, zombi (quelli catatonici, non quelli romeriani), pozioni e tante, tante viscere. Dal canto suo la Jackson ha incarnato, attraverso la sua prosa, uno stile di racconto pauroso lontano dal sudicio e granguignolesco “horror del sud”.

american-horror-story-study-hall

DownloadedFileQuest’ultima ha narrato vicende permeate di una crudeltà quotidiana che nasce attraverso amicizie, amori e, soprattutto, rapporti familiari. L’incontro-scontro tra queste due filosofie horror, quello della Rice e quello della Jackson, partorisce un nuovo genere di brivido del tutto femminile, come nella terza, meravigliosa stagione di American Horror Story in onda su Fox, che prende il nome di Coven, ovvero congrega, raduno di streghe.

OB-ZF542_ahs_E_20131009142154Una scuola di giovani streghette – qui la strizzata di occhio a Harry Potter e, soprattutto, a Suspiria dell’Argentone nazionale, è evidente – discendenti di quelle bianche di Salem, si scontra contro le loro antagoniste, nere figlie del Voodoo, capeggiate nientemeno che da Marie Leveau, interpretata dalla sempre in forma Angela Basset. Ryan Murphy e Brad Falchuk, gli autori più glamour della televisione – anche e perché creatori del “musical serial” Glee –, dopo le prime due, acclamate serie, trascinano questa terza da momenti di puro divertimento con motoseghe e zombi, teste mozzate, serial killers jazzisti e minotauri; a momenti di perfidia adolescenziale come il triangolo amoroso tra il giovane attore feticcio (sempre chiamato Kyle in ogni stagione televisiva) Evan Peters, uno pseudo mostro Frankenstein, e le due giovani e avvenenti fattucchiere Zoe e Madison, rispettivamente impersonate da Taissa Farmiga ed Emma Roberts. delphine-in-a-box.jpg?w=604Katie Bates, che suscita in ognuno ricordi terrificanti, ha il ruolo della razzista castigata;sconterà ogni sua malefatta finendo in un inferno di orripilanti torture personalmente confezionato da Papa Legba. Una spanna sopra tutti è la solita Jessica Lange, nel ruolo di Fiona “La Suprema”. L’attrice si presenta nella sua bellezza ma anche nella straordinaria prestazione decadente di una malata di cancro. Occhio anche all’ambigua Sarah Paulson.

Oltre la visione del tutto particolare dell’attuale problema del femminicidio trasposto in caccia alle streghe, gli autori ambientano la storia proprio a New Orleans, in Louisiana. E, ovviamente, attraverso il personaggio di Misty Day (Lily Rabe), collegano la loro amata musica al territorio e anche alla soluzione delle vicende. american-horror-storyMisty è una strega bruciata più volte sul rogo nel passato, con un unico grande potere, chiamato “la settima meraviglia”, ovvero la capacità di resuscitare e di far resuscitare. Per farlo lei utilizza il fango della palude in cui vive, mangiando i disgustosi intrugli preparati con i prodotti di quelle terre e, soprattutto, ascoltando continuamente Stevie Nicks (non a caso il decimo episodio si intitola “The Magical Delights of Stevie Nicks”), cantante country rock a cui l’attrice sopracitata somiglia molto, per un genere di terrore che potremmo definire “swamp horror”.

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