«Ma chi è il Pistelli?» di Sebastiano Mondadori

Il dottor Pistelli. Una vita in ritardo (Garfagnana editrice) di Alessandro Trasciatti

 imgres

«Chi è il Pistelli?» ci interroga il Trasciatti dalla quarta di copertina, sornione e complice ma allo stesso tempo certo di non possedere una risposta univoca sul suo vecchio alter ego. Vecchio nel senso che è rimasto trentenne, coetaneo del suo autore ai tempi in cui scrisse i racconti in un periodo compreso tra la metà degli anni Novanta e i primi del Duemila.

A quasi cinquant’anni, Alessandro Trasciatti si decide a mettere in fila gli episodi tragicomici di un eterno studente di lettere alle prese con una invadente pinguedine e una monumentale tesi di laurea su misconosciuti autori francesi, che un po’ per caso viene assunto come postino nel comune di Lavinia, il teatro immaginario di una vita non del tutto normale da sembrare anonima, né abbastanza strana da diventare eccentrica: di una mediocrità sorprendente, forse persino bizzarra.

Dalle convinzioni morali alle sortite amorose, tutto è blando, rivedibile, alla mercé degli eventi, tanto è vero che la sua stessa ironia, invece di spiazzare, è spiazzata di continuo dalle conseguenze di scelte improvvide, comunque sanate da una forma pur vergognosa di autocompiacimento. La vocazione alla solitudine del Pistelli, coltivata nella pigrizia delle abitudini, viene ripetutamente smentita da fiammate d’orgoglio a un passo dal fantozziano: come quando decide di mettersi a fare boxe in una palestra di fascisti, per poi ripiegare nel fitness dell’ipermodaiolo Harmony. È come se il Nostro, incapace di adeguarsi alla quotidianità e incapace altrettanto di fuggirla, non aspetti altro che gli vengano in soccorso delle digressioni, delle vivaci parentesi in cui cimentarsi sul terreno degli altri – dei vincenti –, per poi far ritorno nella sua tana popolata di sogni minori: come minori, frequentatori di trafiletti, al massimo degni di una finestrella, sono gli autori francesi della tesi che non finirà mai.

Non che non gli si presentino le occasioni, anche in amore, per lui che si attiene a un codice di bizzarria tardo-sentimentale. Dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, alla fine di un rovello interiore liquidato con attenuanti spicce, si decide a frequentare «donne a pagamento» (nella sua ossequiosa riverenza per le donne, il termine puttana suonerebbe offensivo). La fortuna vuole che la brasiliana con cui si intrattiene una volta la settimana a un certo punto colga il sentimento del suo cliente e (blandamente) lo ricambi: ciò non va a detrimento del suo lavoro, ma da allora in poi per il Pistelli l’ora d’amore diventa gratuita. Nel corso degli episodi successivi la brasiliana viene sporadicamente menzionata, quasi come una trasgressione addomesticata che tale deve rimanere: infatti, quando lei gli chiederà di seguirlo in Brasile per cambiare vita, lui neanche metterà in conto l’enormità di una scelta simile.

Le notti, ma anche le pennichelle, del Pistelli sono attraversate da torpidi presentimenti. Il guaio è che le idee migliori gli vengono quando è frastornato, così non le mette bene a fuoco. Se ancora ancora mantiene un filo di logica nelle considerazioni ferragostane sulla fine del mondo – tanto questo non è l’anno buono –, ogni aspettativa virtuosa frana quando viene convinto a presentarsi alle elezioni comunali per una lista dissidente di sinistra, con esiti più umilianti che catastrofici. Tanto lui ci ha fatto il callo, agli affronti: in fondo ha incassato alla grande lo smacco di aprire l’armadio della nonna appena morta per scoprire che si era portata via tutto, fino all’ultimo inutile oggetto, pur di non lasciare qualcosa al nipote negletto.

Ogni rivelazione è gravida di piccole frustrazioni, lo ribadisce nel sogno pomeridiano del Paradiso, con il dialogo surreale con un Dio donnaiolo, ormai invecchiato, ma fiero di rivendicare un passato di sciupafemmine e la faccia di un Mastroianni ossigenato. E se di là in cucina non stesse per esplodere la pentola con su l’orzo – lui beve l’orzo al posto del caffè –, forse gli caverebbe pure qualche dritta. Perché ai suoi occhi ogni frustrazione si può trasformare in un inutile insegnamento sulla strada dell’incompiutezza.

Piano piano, ma stiamo arrivando al cuore del paradosso pistelliano, opportunamente spogliato dell’originario nome di battesimo Lino per assurgere a maschera del Trasciatti stesso, sapiente prestigiatore di un narcisismo elusivamente autodistruttivo nello scombinare realtà e finzione, che con crudeltà liberatoria non nega alla sua creatura né maturità né consapevolezza, ma nel momento stesso in cui gliele concede gli impedisce di metterle a frutto.

Incattiviti da una mesta risata, vergognosamente smaniosi di assistere al suo prossimo passo falso, quasi capitati in una cantata sbilenca di Jannacci, non ci resta che perderci in un concitato tormentone: «Ma chi è il Pistelli?».

Sebastiano Mondadori

(nella foto, la presentazione del libro al Museo del Fumetto: da sin. Sebastiano Mondadori, Alessandro Trasciatti e l’editore Andrea Giannasi)

foto 2

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...