Angoli – un racconto in sei puntate – #6

Il Barnaracconto a puntate di Bianca Leonardi:

Piove, piove molto forte. Ho il mio quaderno tra le mani e guardo fuori dalla finestra del Bar. Un uomo corre veloce verso la macchina con un braccio sulla testa e il giornale in mano, completamente fradicio. Non riesco a vedere bene, le goccioline di pioggia sul vetro davanti ai miei occhi mi confondono, non riesco a vedere nitidamente cosa succede fuori, un po’come quando penso troppo:  si appanna quello che ho davanti e confondo i miei ragionamenti con quello che (non) ho da dire.

“Ciao Pietro, briscolino?”
“No grazie Giulio, non ho molto tempo oggi”.
La pioggia mi rende riflessivo, non triste come molti dicono, al contrario. Mi rende particolarmente vivo e più attento a quello che mi circonda. Noto una donna al tavolo accanto al mio e non posso fare a meno di guardarla. È mora, anzi quasi rossa, con dei lunghi capelli ondulati che le accarezzano le spalle. Indossa una semplice maglia nera anonima ma sembra così estranea a quel posto, non è nel posto giusto a quanto sembra, è una donna elegante che si guarda intorno spaesata. La cameriera mi porta il solito cappuccino, con le solite due bustine di zucchero di canna.


“Vattene” sento dire dalla donna con un tono di voce molto basso ma più tagliente di un urlo e mi chiedo con chi stesse parlando visto che a quest’ora e in questa giornata piovosa  non c’è nessuno al bar o almeno io non vedo nessun altro, se non il mio cappuccino bollente.  Assaggio la schiuma perfetta di quel cappuccino, constatando con immenso piacere che la barista è decisamente migliorata a montare il latte.

Appare improvvisamente davanti a me il tipo strano, il tipo che l’altro giorno mi aveva inquietato e non poco, tanto da averci anche ripensato a casa senza sapere il motivo. Accenno un sorriso quando  si posiziona esattamente davanti ai miei occhi: “Ciao Pietro, ci rincontriamo vedi?”

Come fa a sapere il mio nome? Quest’uomo mi spaventa sempre di più e la cosa che più mi terrorizza è il modo in cui mi guarda, ha uno sguardo decisamente penetrante, potrei dire quasi ossessivo. Sarà che io sono un fifone, me lo hanno sempre detto fin da quando avevo sei anni, non ho mai guardato film horror, o meglio provavo a guardarli con i miei amici per non apparire pauroso ma finiva sempre che mi intossicavo con le piume del cuscino visto che passavo la mia serata con la testa chiusa lì dentro!

“Smettila di dare noia anche a lui Max, vieni qui che parliamo”  dice, dall’ultimo tavolo, la donna di classe così piccola ma così decisa e capisco così che le parole di prima erano riferite a lui, a Max. Forse anche questa donna è spaventa da lui, penso, sentendomi dolcemente appagato nello scaricare il mio timore in un’altra persona. Anche se, osservandola bene, sembra quasi compiaciuta vedendo i passi stonati di Max che si avvicina lei.

Si siede accanto alla donna con un sorriso smagliante, quasi scanzonato e forse anche un po’alcolico.
Continuo a bere il mio cappuccino nel silenzio più totale, cerco di non guardare per non sembrare invadente anche se la curiosità è tanta anche perché quei due tipi, a prima vista, sembrano così incompatibili. Lui così tenebroso e cupo, così sicuro e scanzonato; lei, così composta, piccola e delicata. Iniziano a parlare, scambiandosi qualche sorriso di circostanza, forse.
Lui, senza esitazioni, le accarezza la guancia avvicinandosi ma lei, come pietrificata guardandolo dritto negli occhi, si alza e nel silenzio più totale se ne va. Ecco io in quel silenzio mi sono immaginato tante parole, forse troppe, la mia immaginazione tende ad andare oltre i confini a volte. Mi chiedo così, per una mia intima curiosità, anche un po’infantile, cosa accomunerà quelle due persone così diverse a prima vista?

Quante persone davanti ai nostri occhi possono nascondere segreti immensi  dietro un accennato sorriso? Quante persone, in un semplice e un po’squallido bar di provincia, possono condividere emozioni o drammi che visti dagli occhi di un osservatore esterno, come sono io, sembrano semplici carezze? Il bar mi spinge sempre a questo pensiero: nei posti più impensabili si nascondono verità nascoste, persone complici ad un tavolino che sembrano solo bere una tazza di caffè ma sono legate da chissà quale legame, da chissà quale vita, da chissà quale futuro.

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