Angoli – Un racconto in sei puntate – #5

Il Barnaracconto a puntate di Bianca Leonardi:

“Il mondo è appunto l’inferno e gli uomini sono, da una parte, le anime tormentate e, dall’altra, i diavoli”.
Arthur Schopenhauer

 

Sono di nuovo al Bar, allo stesso tavolino dell’ultima volta, con il solito cappuccino alla mia destra e il mio quaderno davanti. Stamani non c’è molta gente, solo due ragazze accanto a me che si fanno  alcune foto con l’iphone e ridono prima di andare a scuola. Alzo la testa e gli occhi per non versarmi il cappuccino sulla maglia e vedo là davanti a me, in fondo al corridoio e accanto al bancone, un uomo che si dirige verso di me. È alto, molto alto, non sembra così anziano, potrebbe avere l’età di mio padre, sulla cinquantacinquina. Ha i jeans sporchi di terra e strappati su un lato, maglia rossa di almeno tre taglie più grandi di lui e occhi ancora più grandi. Ha lunghi capelli tra il rosso e il grigio, dovuti all’età, raccolti in una coda dietro la testa. Mi accenna un sorriso e ricambio per non sembrare maleducato ma lui continua a guardarmi e devo dire che questa sua insistenza mi mette leggermente a disagio. Sembra un diavolo che sorride.

“Posso sedermi qui?” mi dice indicando la sedia accanto alla mia.

“Certo prego, si sieda”

“Dammi del tu. Sono Max” continua porgendomi la mano.
“Piacere” replico, abbozzando il solito sorriso e tornando con la testa tra le pagine del mio quaderno.
“Che ci fai sempre qui?” insiste.
“Beh, quello che fanno un po’tutti credo, colazione!” rispondo di getto senza pensare che forse in questo modo sarei apparso arrogante ma la sua presenza mi infastidisce e voglio liberarmi di questo tipo il prima possibile.
“Sei astuto, lo immaginavo. Vedo che la mia presenza ti infastidisce. Non sei il primo sai? Con questi lunghi capelli, alla mia età, e questi pantaloni così sporchi non posso certo pretendere di fare una buona impressione!”, dice ridendo di gusto della sua auto-descrizione e effettivamente non posso dargli torto.
“Mi scusi ma sto scrivendo, dovrei finire un lavoro. Le dispiace se mi allontano, avrei bisogno di silenzio!” insisto anch’io sul voler andarmene.
“Si mi dispiace.” -Risponde diretto e resto attonito- “e ti ho detto di darmi del tu” continua.

Sono sbalordito, non so cosa rispondere, non voglio offenderlo ma non mi sento nemmeno in grado di parlarci. Quest’uomo mi imbarazza.

“Tranquillo, stavo scherzando, ho fatto un po’ il duro dai”, urla dandomi una pacca amichevole sulla spalla. “Me ne vado, ti lascio lavorare”, dice ridendo in modo stonato e allontanandosi. Abbasso lo sguardo e prima che possa prendere la penna per iniziare a scrivere me lo trovo quasi a un centimetro dal mio naso: “Io e te ci rivediamo, siamo molto simili a quanto pare”, conclude andandosene.

Che sia la promessa di un ubriaco o la minaccia di un uomo che non ha niente da perdere?

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...