Angoli – Un racconto in sei puntate – #4

Il Barnaracconto a puntate di Bianca Leonardi:

“Al Bar Casablanca
con una gauloise
la nikon, gli occhiali
e sopra una sedia
titoli rossi dei nostri giornali
bleu jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’di gelato
parliamo,
parliamo di rivoluzione e di proletariato”

Non si chiama “Casablanca” il Bar dove vado io ma assomiglia molto al bar descritto da Giorgio Gaber in questa canzone dell’album “Far finta di essere sani” del 1973/1974.
Ma forse i bar sono tutti uguali, o no?

Appena entro, diretto verso il bancone, avverto immediatamente un estremo puzzo di fritto, arriccio subito il naso quasi schifato e sorpreso da quell’odore.
“Oh Bimbi, son pronte le frittelle tra pochino”.
Mi scappa un sorriso: è Rossana, la padrona del bar che a quanto pare ha deciso di provare con le frittelle di metà pomeriggio per aumentare la clientela. Eccola che esce con le frittelle fumanti e le posa sul bancone tirando subito uno schiaffetto sulla mano di un signore che dal tavolo della “briscola” era scappato pensando che nessuno lo vedesse.

“Cosa ti do bimbo oggi? Il solito?” mi dice ridendo e urlando con le sue guanciotte sempre così rosse anche se è dicembre.
“Il solito”.

Mi unisco al tavolo della briscola, sembra divertente. Tutti hanno una birra alla loro destra, io un cappuccino.
“Ma non capisci niente, non ci si può giocare con te. Sei un cornuto”
“E’ colpa tua, se non mi fai i segnali giusti! Sei vecchio, non riesci più a strizzare l’occhio quando hai un carico, ti confondi e perdiamo”.

Questi due signori accanto a me sono due veri e propri personaggi: Pino e Giulio. Sto imparando a conoscerli solo negli ultimi giorni, solo da quando mi hanno parlato della loro leggenda. Beh, questi due uomini di rispettivamente 74 e 77 anni sono due assolute celebrità.
“Bimbo, ma che ci farai qui tutti i giorni. Alla tua età io sapevo come occupare il tempo, mica come te che vieni qui a pendere caffeini e a scrivere sui quaderni: donne e vodka ti ci vogliono, DONNE E VODKA!” mi urla Pino in faccia, sputando anche un po’mentre parla, colpa della dentiera.

“Non dire così Pino” –interviene Giulio- “magari è GAYL”.
“Come hai detto?” sbraita Pino dal bancone, pronto a prendere un’altra birra “si dice GAY, sei antico, non conosci i termini moderni!”

Non posso fare a meno di ridere mentre quei due continuano a litigare su quanto i termini di oggi siano cambiati e quanto sia importante modernizzarsi.

“Per esempio te ce l’hai il tablet?” continua a urlare Pino, con un accento più slavo che inglese.
“Il che? Io sono cresciuto zappando la terra e non ne voglio sapere di questi termini tutti strani che dite voi!” conclude Giulio non lasciando nemmeno la possibilità di controbattere.

Siamo davvero così diversi? Io e quest’uomo che non riesce a pronunciare la parola “tablet” e sbaglia i congiuntivi siamo così diversi? Forse si, sembra scorra un millennio tra me e lui ma perché allora mi sento così vicino alla sincerità degli occhi di queste persone?

 

 

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