Angoli – Un racconto in sei puntate – #3

Hilscher_vaterundsohnIl Barnaracconto di Bianca Leonardi, terza puntata:

“Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia”

-Johann Wolfgang Goethe-

Stasera sono andato al bar, quando sono entrato non c’era praticamente nessuno, se non un tavolo in fondo alla stanza, quasi fuori, lontano dal bancone. Era l’unico ma faceva più rumore di un esercito. Mi siedo senza pensare troppo, mi accendo una sigaretta e tiro fuori l’agenda per controllare una cosa. Mentre stavo scrivendo sento un urlo così forte da farmi spaventare, mi giro e i sei uomini là, in fondo alla stanza, erano tutti in piedi sul tavolo a ballare, anche se “ballare” è un po’ azzardato come termine, forse a cercare di “non cadere” è meglio.

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images-1Urlavano “Grande Capo” sempre più forte e io non potevo fare altro che guardarli. Il più grosso di tutti si avvicina verso il bancone, barcollando, con quella camminata tipica da “forse dovevo fermarmi 5 birre fa ma ne sto per chiedere un’altra” e infatti, senza troppi problemi, si fa portare non una birra ma un bicchiere di rum che, a vedere dalla bottiglia dalla quale lo versa la cameriera, doveva essere abbastanza scadente e lo porta al “festeggiato”, a colui che tutti chiamano “capo”. Posiziona subito il bicchiere di vetro, un po’ scheggiato da una parte e nemmeno perfettamente pulito da quanto riesco a vedere, davanti al protagonista della serata.

imagesTutti sono in silenzio, come in una sorta di rituale, tutti sanno cosa devono fare in quel momento: il più grosso, che era andato a prendere il bicchiere, dopo qualche secondo di attento silenzio ordina al “capo” di bere quel rum e sottolinea, in tono autoritario, che deve berlo tutto d’un fiato. Pronunciata l’ultima parola batte forte la mano destra sul tavolo di legno, pieno di schegge, ma la batte così forte che quel tonfo risuona anche dall’altra parte del locale, proprio dove sono io. Immediatamente tutti e sei gli uomini tornano attivi, si rompe il silenzio in un battito di mani a tempo per invogliare il “capo” a bere velocemente. Finita l’ultima goccia di rum  il capo si alza in piedi e fa un inchino per dimostrare che ce l’ha fatta, che ha esaudito il desiderio del suo amico o conoscente che sia, si gira verso di me scoprendo che lo sto guardando e fa un inchino anche a me, ma meno di un secondo dopo tutti e sei gli uomini gli saltano letteralmente addosso abbracciandolo e cantando vecchie canzoni stonate e io mi giro, sempre con il sorriso sulla faccia e me ne vado.
ubriaco_al_barChissà quegli uomini per cosa festeggiavano? Chissà cosa avrà fatto il “capo” per meritarsi un bicchiere scheggiato di rum scadente e da bere tutto d’un fiato, chissà quanto erano amici quegli uomini o chissà se magari si erano incontrati proprio lì, al Bar, qualche ora prima. Perché alla fine, a qui tavoli conosci sempre qualcuno che sa qualcosa di te, anche non conoscendoti. Al bar, entri sempre da solo, ma esci sempre con il braccio sulla spalla di qualcuno.

 

 

 

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