Angoli – Un racconto in sei puntate – #2

Il Barnaracconto di Bianca Leonardi, seconda puntata:

“Quel bar non lo avevo mai visto così pieno.
Sulla via per l’inferno c’è sempre un sacco di gente, ma è comunque una vita che si percorre in solitudine”.

Charles Bukowski

Le parole di Charles Bukowski mi aiutano a descrivere perfettamente cosa era stamani il bar. Erano le undici quando scendo di macchina e vedo una così piccola stanza con così tante persone una accanto all’altra. Entro tra spintoni e parole che mi risuonano nelle orecchie senza che riesca a collegarle tra loro. Mi metto seduto a un tavolo nel centro della stanza.
“Portami quel bicchiere di vino che ti ho chiesto mezz’ora fa signorina” urla un signore tutto rosso in faccia al tavolo dietro di me alzandosi in piedi e indicando la ragazza che fa la cameriera, che subito di corsa va dietro al bancone a prendere il vino e lo porta insieme ad altre tre birre e al mio cappuccino che infatti cade mezzo sul tavolo, ma faccio finta di niente, la mia fame è passata in secondo piano rispetto alla giungla intorno a me.

“Ma che ci fa un ragazzo come te al bar insieme a noi vecchietti?” Mi giro di scatto  e un simpatico uomo, tanto anziano quanto buffo, così piccolo che le sue braccia navigano nelle maniche del giacchetto, mi chiede sorridendo. Gli occhi sono così incavati nelle troppe rughe che riesco a vedere solo il taglio e un po’di celeste là sotto, sotto tutta la fatica degli anni passati. Accenno un sorriso e lui si siede al tavolo davanti a me prendendo in mano il giornale. Deve essere quello di ieri, è tutto rotto e sporco, c’è una chiazza di cioccolata e una pagina tutta bagnata di birra. Lui legge ugualmente o meglio, si avvicina così tanto da annusare il giornale con il naso, non deve avere un buon odore, e poi inizia a ridere dicendomi:
“Sono anni che non vedo praticamente più niente, ma ogni mattina ci riprovo, non so perché, ogni mattina mi immagino di riuscire ad essere quello che non sono più ormai”.

Mi scappa un altro sorriso e scappa anche a lui e mi stupisce come possano esistere quegli occhi così vivi all’interno di un corpo che si trascina così a fatica, come possa esserci quel celeste così acceso in quegli occhi che si trovano in un posto così grigio.

 

 

 

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