Angoli – Un racconto in sei puntate – #1

Cari amici,

oggi inizia una nuova collaborazione per il blog della Barnabooth. Un Barnaracconto a episodi. Lasciamo la parola e le presentazioni a chi scrive:

sono Bianca Leonardi e questo è un breve racconto in sei puntate intitolato “Angoli”.
“Angoli” proprio perché cercherò di scovare tutte le personalità più beffarde ma anche inquietanti che si nascondono negli angoli dei Bar.
È un invito a tutti voi a respirare la vera aria che tira dentro ai bar, che poi sono il centro di ogni paese piccolo o grande che sia no?  

Il suono della sveglia mi entra nelle orecchie in modo così pungente che non posso fare a meno di alzarmi. Occhi semichiusi e capelli troppo scarduffati anche solo per pensare di poterli pettinare. Mi vesto velocemente, ho freddo, scendo le scale di corsa, e corro al bar.

toto-e-peppinoIl bar, un piccolo posto che racchiude piccole persone con qualcosa in comune. Piccoli grandi pensieri partoriti in serate troppo alcoliche. Il bar, l’unico posto dove anche in mezzo a cento persone puoi comunque sentirti da solo.
Quanti di voi, entrando in un bar, per abitudine o semplicemente per un caffè veloce durante un viaggio si sono accorti di tutti quei signori e signore che animano il bar, di tutti quegli uomini (vecchi) che se ne stanno li seduti con quell’aria compiaciuta e gli occhiali da sole anche se sono le otto di sera, leggendo il giornale tutto unto di crema del cornetto? Sono loro, sono queste persone che fanno di un semplice luogo pubblico un piccolo mondo distaccato dal resto e sono le stesse persone che mi rendono le mattine così interessanti. Adoro andare a scovare i bar più nascosti, quelli nelle stradine dei paesi più dimenticati, quelli in cui dietro ogni personaggio c’è una leggenda che tutti sanno ma tu che entri, nuovo e sconosciuto, devi prima conquistarti la fiducia per entrare nel loro piccolo mondo fatto di occhiate e ammiccamenti. Mi piace studiare le persone che sono sedute al tavolo, le loro facce e mi piace immaginare la vita che hanno o che non hanno.

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È mezzogiorno circa quando entro al bar, la sala è di un colore arancione spento e il pavimento grigio tendente al verde. La cameriera davanti a me pulisce il bancone, ha la faccia sudata e lo sguardo altrove. Intorno a lei ci sono due uomini, sulla settantina circa, uno con dei lunghi baffi alla Salvador Dalì e l’altro con pochi capelli sulla testa. Chiedo il solito cappuccino e mentre aspetto la ragazza che armeggia a quella macchinetta del caffè troppo grande per le sue mani così piccole osservo i due uomini. Li sento parlare con molta foga e il tipo baffuto gesticola  molto, tanto che non riesco a capire se e di cosa discutono. periferia-xix-deliri-da-bar-L-Ms9KHuIl mio cappuccino è pronto quando il tipo dai pochi capelli se ne va urlando, ma nessuno ci fa caso, nessuno chiede, tutto resta piatto in quella stanza. L’uomo baffuto si toglie gli occhiali neri da sole che indossava e si siede, prende il giornale tutto stropicciato e inizia a leggerlo. Anche se sta sbirciando qualcosa da sopra dell’ultima pagina, non riesco a capire cosa, forse sta solo pensando o forse sta guardando quella gonna troppa corta della cameriera che si è messa di nuovo a pulire il pavimento. Mi piace osservare le persone, preferisco osservarle che parlarci, mi piace pensare a cosa ha spinto quella persona a essere lì in quel preciso momento. Per esempio: quest’uomo così baffuto, con la faccia paffuta, un po’ accaldato e con un lungo impermeabile marrone perché è qui? Sarà di passaggio? Non penso visto che conosceva il tipo dai pochi capelli, ci sarà qualcuno a casa che lo aspetta? Al bar sembriamo tutti più soli, al bar lasciamo fuori per un attimo le responsabilità, lasciamo fuori le persone che ci aspettano da qualche parte, o tutte quelle che non ci hanno mai aspettato, entriamo noi là dentro, dentro quelle stanze a volte così buie, siamo noi a quel bancone ad abbassare i pensieri e alzare i bicchieri.

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