A proposito di “Lamiah Vive!”

La distruzione totale era l’unica possibilità di salvezza, perché nulla può essere fondato su fondamenta putride, senza cadere nella trappola demagogica delle vittime innocenti. chi rimane a guardare è comunque complice. E se cade non si lamenti: l’ignavia è una colpa!

Raymond la Science

Avevo il diritto di viverla, quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti!

Jules Bonnot

Con queste due citazioni cominciava il soggetto di Lamiah Vive! In queste due è riunito il senso profondo della poetica di Maurizio Colombo e di questa storia. Dentro novantaquattro pagine a fumetti c’è “il male di vivere” dei giovani d’oggi; ci sono gli indignados; c’è l’automutilazione, esperimenti nazisti; il cinema Nazi-chic; il cinema di propaganda; la doppia vita di una città resa in maniera allegorica su due livelli e inquadrata perfettamente nell’aspetto di moderna metropoli europea. Forse neanche Colombo sa delle inchieste su Berlino: Quella che una volta era la città più vivibile e meno costosa per i giovani d’Europa sta subendo una formattazione per “elevarsi” a livello due punto zero. Ovvero stanno confiscando le case ai meno abbienti che vengono decentralizzati in quartieri futuribili e tristi di periferia. Come sapete i tempi di gestazione di una storia a fumetti del genere sono lunghi e la notizia sopra riportata è recente, quindi Colombo ha saputo leggere i tempi e capire che anche una città che veniva definita “a misura di studente” sta cambiando.

Certo la Merkel non sarà come Heide, Grubeck e Vohrer i tre terribili vecchi di Tabula Rasa, i cattivi impersonati – per così dire – rispettivamente da Gregory Peck,  James Stewart, e Stewart Granger e – ahimè – mancano anche i vampiri nella realtà, ma l’attinenza sociale del racconto non è affatto rilevante con il risultato dello stesso. Il marchio di fabbrica dello sceneggiatore, ovvero dialoghi intelligenti e taglienti come il rasoio di Tesla, e lo stile cinematografico vengono esaltati dai pennelli di Majo, splendido illustratore che non ha certo bisogno di presentazioni. Potremmo, infatti ricordarci molte tavole memorabili in questa storia, come quelle strepitose a mezza tinta, ma l’eccezionale viene fuori dai volti, specialmente quelli dei giovani. Colombo in sceneggiatura ha descritto delle sensazioni, Majo è riuscito a materializzare un’intera generazione tra espressioni, tagli di capelli, accessori e vestiti. Un feeling incredibile che vale più che un’inchiesta da Premio Pulitzer. Come non ricordarsi le facce delle ragazzine che stanno per essere picchiate da una squadra antisommossa, o l’espressione “fatta” di una che i “cattivi” hanno drogato per poi stuprare. O ancora la sexy Lamiah con la spalluccia della salopette abbassata, la dolcezza di Tesla con Marlene la Pazza, la grinta di Harlan, il rude sarcasmo di Kurjak. L’innocente fierezza dei gagliardi allievi ariani che si congedano con un teso saluto romano prima che la loro pietra tombale si chiuda sotto forma di portone blindato.

Non è stato detto tutto, no, solo una minima parte. le sorprese non mancano e sta a chi non ancora letto andarle a scoprire.

Link dell’intervista a Maurizio Colombo:

http://www.sergiobonellieditore.it/gallery/10444/Il-ritorno-di-Lamiah-.html

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