300 – Wilhelm Busch – Max e Moritz

book_CV8715_1“Max und Moritz è l’opera non solo più famosa ma anche la più inquietante di Busch, perché coglie la riduzione dell’umano là dove ci si attenderebbe di trovare la massima libertà e pienezza e cioè nell’infanzia.”

(dall’introduzione di Claudio Magris)

 

Dev’essere una mania degli americani quella di essere primi in tutto; appartengono ad un Paese che è la prima superpotenza, sono stati i primi a sbarcare sulla luna (anche se c’è chi dice che non sia vero), sono stati i primi a produrre un film sonoro… insomma hanno sempre cercato di primeggiare in tutto, guerre mondiali comprese. E naturalmente non potevano lasciarsi sfuggire un’arte rivoluzionaria come il fumetto che, a loro parere, è giustappunto nato in Usa nel 1985 con un personaggio di nome Yellow Kidbusc2porE’ proprio da quel momento che tutti i critici hanno sbandierato il monello giallo creato da Richard Felton Outcault come il primo personaggio dei fumetti. Ma se consideriamo il fumetto “letteratura disegnata”, come diceva Hugo Pratt, o “narrazione attraverso le immagini” come sosteneva Will Eisner, temo che Yellow Kid debba cedere il posto a due monelli tedeschi, Max e Moritz creati nel 1865 dall’umorista e poeta tedesco Wilhelm Busch. Ora, non sto qui ad aprire l’ennesima disputa su chi sia il primo personaggio della storia dei comics, anche perché non lo ritengo rilevante, ma conosco bene la vasta influenza che questi due personaggi hanno avuto su tutta la produzione successiva nel fumetto; e su questo non si discute.

max2Possiamo parlare di molte figure importanti del proto fumetto, lo svizzero Rodolphe Töpffer e il francese Georges Colomb su tutti, ma quello che fece Busch con Max e Moritz ha qualcosa di prodigioso. Sette storielle brevi, accompagnate da una serie di didascalie che narrano la perfide malefatte dei due monellacci ai danni della vedova del paese a cui ammazzano i polli, con un sistema degno di un aguzzino, per poi mangiarseli; poi tocca al sarto, a cui provocano uno scivolone in acqua facendo prendere al poveraccio un malanno; ancora, al maestro di scuola, riempiendo la sua pipa di polvere da sparo; allo zio Fritz, che portano sull’orlo della pazzia riempiendo il materasso di scarafaggi. Ma nella penultima storiella assistiamo alla vendetta a dir poco sproporzionata del fornaio che, sorpresi i due discoli nel cassone della farina, con un certo sadismo li impasta e li infila nel forno. Una volta fuori, Max e Moritz rosicchiano la crosta del pane e fuggono pronti a farne un’altra delle loro: nella loro ultima avventura, vengono sorpresi dal contadino Mecke a tagliare i sacchi di frumento ma questo li infila in un sacco, li porta al mulino e perversamente li infila nella macina dove li riduce in granelli che andranno a finire nello stomaco delle anatre. E tutto il villaggio è in festa per la fine delle malefatte di Max e Moritz.

max7È tutta qui, racchiusa in sole sette storielle, l’inizio della leggendaria storia del fumetto moderno. E, se quello che vi ho detto vi sembra esagerato, allora leggete attentamente le avventure di Max e Moritz, riproposte nel prezioso volume della Biblioteca Universale Rizzoli, cercando di non limitare la vostra attenzione alle burle dei due perfidi protagonisti, ma sforzandovi di cogliere anche la pungente satira e la malignità, la perfidia e la grettezza con cui quelle burle venivano perpetrate. Busch anticipava in maniera eclatante tutto quell’humor nero che caratterizzerà molto del futuro fumetto che leggeremo e con Max e Moritz non creava due semplici birbe ma due veri e propri aguzzini, che si divertono a tormentare le persone che gli stanno intorno senza apparente rimorso e che sono un perfetto catalizzatore delle stesse emozioni di Wilhelm Busch; emozioni in cui non c’è posto per la felicità tipica dall’infanzia ma solo dall’odio verso la società gretta e borghese. Bush era un grande artista e un grande scrittore; riusciva a creare una perfetta simbiosi tra testo e immagini raccontando in modo sorprendentemente moderno, considerando che correva l’anno 1865.

max-6I vari storici o fumettologi potranno anche confermare all’unanimità che Yellow Kid è il primo personaggio del fumetto, ma sicuramente quel birbante giallo non aveva quella carica aggressiva e innovativa messa in scena da Busch con Max e Moritz.

Mancavano ancora le nuvolette (molti artisti non ne faranno uso come Hal Foster per Pince Valiant) ma Max e Moritz è letteratura disegnata per l’infanzia.

Ed è a tutti gli effetti un fumetto.

 

Curiosità: Non c’è bambino tedesco, o adulto tedesco che non conosca a memoria le sette storielle di Max e Moritz, che tutt’oggi continuano a essere riproposte in Germania. Il fumetto è ritenuto vero e proprio patrimonio culturale. Il volume italiano consigliato è, come già accennavo, quello edito dalla BUR; è prezioso sia per l’introduzione di uno dei più grandi scrittori e intellettuali italiani, Claudio Magris, sia per la bellissima traduzione a opera di Giorgio Caproni poeta e critico letterario nonché traduttore tra i più rilevanti del dopoguerra, che con la sua traduzione riuscì a non perdere lo spirito originale dell’opera di Busch. Nella sua versione, Max e Moritz diventano Pippo e Peppo.

 

Altre edizioni: Come quella qui consigliata non ve ne sono. In un sol libro tre grandi figure della cultura europea: Wilhelm Busch, Giorgio Caproni e Claudio Magris.

Esistono in commercio altre edizioni italiane tra cui quella della Modern Publishing House dal titolo Max e Moritz. Esiste anche una versione pubblicata dalla Milano Sperling & Kupfer nel lontano 1927 dall’italianizzato titolo Maurizio e Maso, illustrata da “Guglielmo” Busch nella traduzione di Pippo Juch. Inoltre le avventure di Max e Moritz sono disponibili su Amazon nel formato Kindle.

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