300 – Jiro Taniguchi – Al tempo di Papà

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taniguchijiro_01“Quando penso al mio paese natio… un’immagine appare vivida nella mia mente. Un pomeriggio di primavera io, ancora bambino, sto giocando seduto sul pavimento del negozio da barbiere di mio padre. È il ricordo di un momento felice della mia infanzia.”

( Youichi)

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C’è una cosa che i giapponesi sanno fare come forse nessun altro: narrare per immagini i gesti quotidiani, la vita che scorre e che ogni giorno si vive nel paese del sol levante. Nei loro fumetti ci sono le loro tradizioni, le loro emozioni, il loro modo di vivere, di pensare, di odiare e di amare. È un continuo immergersi nella loro vita di ogni giorno, apparentemente così bella e differente dalla nostra; sarà questo uno dei motivi che ci hanno spinto ad amare i manga (termine con cui chiamiamo il fumetto giapponese) o quantomeno (parlo della mia esperienza) prima a conoscerli, poi ad odiarli e infine ad amarli. La manga – invasion che ha investito il nostro paese all’inizio degli anni ’90 ha rappresentato un vero e proprio fenomeno: alcuni hanno storto il naso ma la maggior  parte li ha amati decretando il successo di opere discutibili ma anche di lavori bellissimi che hanno imposto fior di autori all’attenzione del pubblico. Al tempo di Papà è uno di quei lavori che ti prende fin dalla copertina. Jiro Taniguchi, autore dalla bellezza artistica raffinata, ci regala un capolavoro immortale, uno di quei lavori che resterà nella storia ma soprattutto che resta dentro di noi. In meno di trecento pagine, l’artista ci racconta la storia di Youichi, un uomo che vive a Tokio e che non vede la sua famiglia da oltre quindici anni avallando come scusa l’alta mole di lavoro. Ma alla notizia della morte del padre, sarà costretto a tornare nel paese natale dove rievocherà il suo passato e soprattutto cercherà di comprendere il suo risentimento per un padre assente, troppo occupato dal suo lavoro per vederlo crescere.

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Non è difficile immedesimarsi in questo dramma personale e intimo, e in questo elogio della famiglia, dei sentimenti, dell’amore e del rancore che ognuno di noi nella vita ha provato almeno una volta. Il protagonista non è altro che un alter ego del lettore che viene letteralmente preso da questo tripudio d’emozioni e sentimenti, vivendoli in modo del tutto personale e riflettendo sulla sua vita. Sfogliando le pagine di questo volume, vediamo un padre dedito al suo lavoro di barbiere con un grande senso dell’onore; ogni colpo di forbice corrisponde a un momento negato alla sua famiglia ma dietro ognuno di questi si nasconde in realtà un grande amore, che lui stesso non è stato capace di manifestare ma che il lettore coglie profondamente. Taniguchi sa raccontare e sa farlo magistralmente; usa le emozioni senza mai abusarne, delinea perfettamente le figure dei protagonisti e spesso lascia al loro silenzio l’ultima parola. Ma soprattutto ci fa viaggiare nel tempo del suo paese, un Giappone che si risolleva dopo la guerra, ansioso di crescere, che non si piega d’avanti ai momenti più drammatici (l’incendio di Tottori, paese in cui si svolge il racconto) e che arriva alla ricchezza degli ultimi anni senza dimenticare la semplicità di quel mondo idilliaco che l’autore ci fa vedere attraverso l’infanzia e l’adolescenza di Youichi, il quale nella sua fuga verso Tokyo pone una distanza non solo tra questi due mondi ma soprattutto tra sé e i suoi legami familiari, tra sé e quel padre assente che muore senza rivederlo.

La storia quotidiana di un uomo comune, raccontata da un autore che comune non è.

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Curiosità: Il paese di Tottori, in cui viene si svolge l’infanzia e l’adolescenza del protagonista è il paese natale di Taniguchi ma, contrariamente a quanto può sembrare, la storia non è autobiografica.

 

Altre edizioni: Esiste solo quella consigliata, che la Planet Manga ha ristampato visto il successo riscontrato nel nostro paese.

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