Lo spiraglio

Immagine

Scrivere un racconto surreale è come applicare alla scrittura le leggi della fisica quantistica: nulla è come sembra e tutto può essere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e in qualsiasi posto; eppure, mentre leggete, vi sembra non ci sia nulla, ma proprio nulla, di strano.

Lo sa bene la nostra Silvia Ferrari, che zitta zitta ci rifila robine del genere.

La serratura 

Sembrava un giorno come tanti altri, un giorno al primo tepore di primavera, quando i bambini sbadigliano insieme ai genitori che tengono per mano fino al cancello della scuola.

Il giorno prima Paolo aveva mangiato troppe frittelle con la ricotta dalla nonna e i compiti di geometria se li era proprio dimenticati. Dopo cena non aveva nemmeno bussato alla porta della camera dei genitori chiusa a chiave per chiedere aiuto, troppo spaventato anche solo di fiatare. Sotto le coperte si ripeteva che a scuola sarebbe andato tutto bene come sempre: era o non era il cocco della maestra?

Dopo l’intervallo, rientrando in classe tutto sudato per la partita di calcetto improvvisata sulla terrazza, venne fermato dalla maestra che gli disse di tirare fuori il quaderno a quadretti, e di riprodurre gli esercizi sulla lavagna. Davanti alla classe, davanti al bambino grasso e dai capelli rossi del primo banco che lo guardava storto ripensando alla partita di prima con la speranza che sbagliasse il teorema di Pitagora, Paolo non poteva riprodurre niente dal suo quaderno intonso, e con fare poco spigliato disse subito:

“Maestra ho mal di pancia. Fortissimo. Devo andare in bagno”.

“Va bene, ma Daniele ti accompagna così se stai male sul serio chiamiamo i tuoi genitori”.

Le lentiggini di Daniele arrossivano ancora di più quando era scocciato, e spostando un po’ i banchi per farsi largo in quell’aula affollata, con uno spintone incoraggiò il passo di Paolo verso il bagno.

“Sei bugiardo. Non li hai fatti i compiti”

“Non è vero. E tu come portiere fai schifo”

Volò un altro spintone, e entrarono nel bagno.

“Ti aspetto fuori, se è vero chissà che puzza”, disse tappandosi il naso Daniele.

Paolo si chiuse dentro e subito Daniele sentì il rumore dello sciacquone. Aggrottò le sopracciglia ma non ci fece caso, tutto preso ad accendere il telefonino che aveva nascosto in tasca.

Non sa quanto tempo passò, ma era sicuro che dal bagno nessuno era uscito, e non c’erano altre porte che quella che gli stava dinnanzi, né una finestra da cui poter scappare. Iniziò a bussare forte, nessuna risposta. Lo chiamò più volte, nessuna risposta. Era passato più di un quarto d’ora. L’arrivo della maestra risolse l’ansia che iniziava a crescere, si prese subito una sgridata e insieme iniziarono a bussare e a gridare.

“E’ ancora dentro”, giurava fino alle lacrime Daniele.

La porta era chiusa dall’interno e solo con l’arrivo del bidello si riuscì rompere la serratura. Di Paolo nemmeno l’ombra. Soltanto la sua maglietta rossa e i suoi jeans scoloriti appoggiati sopra la carta igienica, accanto alla tazza del water perfettamente pulita.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...