Almanacco della paura 2013

Squillino le tombe, rullino i tuguri, in edicola c’è il nuovo Almanacco!

Un libro ricco, come al solito di interessanti articoli conditi con una storia a fumetti, che in questo caso è di Dylan Dog. La storia dell’indagatore dell’incubo separa la prima parte nella quale i giornalisti bonelliani raccontano l’annata horror seguendo le piste della letteratura e del cinema, dei fumetti, dei videogames e della tv, con il solito piglio che caratterizza la spumeggiante vis narrativa simbolo dell’informare/divertendo targato Bonelli; dalla seconda parte in cui Contro, Lippi e Colombo discernono tre aspetti della paura. Quest’anno ognuno di loro sceglie un aspetto diverso per raccontare personalmente il genere, ovvero il primo dei sopracitati racconta  un ‘mezzo’ per suscitare paura, la maledizione; il secondo parla della vita e delle opere (che spesso son a tetre tinte) di una persona: Neil Gaiman; e il terzo spiega l’evoluzione horror attraverso due media: cinema e fumetto.

La lettura dell’almanacco è particolarmente divertente perché tutti quelli che vi hanno posto la firma riescono a registrarsi in una voce chiara e uniforme nell’astuto saliscendi emozionale che – come detto prima – questi autori hanno. Alla fine della lettura si chiudono le pagine scoprendo di aver imparato tutto sui ‘dannati’ famosi e sulle dannazioni. Si gongola  e si sogna dopo aver capito gli aspetti della vita  e le partenogenesi di alcune opere di un grandissimo come Gaiman  e ci si chiede come farà Maurizio Colombo a sapere tutte quelle cose e a raccontarcele senza annoiarci nemmeno per un secondo?

La storia a fumetti di Marzano e Freghieri segue un canovaccio classico, quello della giustamente osannata Memorie dall’invisibile, o molto più semplicemente potremmo dire un canovaccio classico in Dylan: quello del sorprendere ribaltando la prospettiva. Detto così sembra un impresa semplice, ma non lo è. In questa storia Marzano ci riesce grazie a un sapiente montaggio e alla forza dei personaggi che imbastisce aiutato anche dall’arte grafica del co-autore. La sensibilità dello sceneggiatore funziona come anche nell’albo di Dylan inedito fra poco in edicola sempre scritto da lui e ben illustrato da Rinalidi.

La copertina di Stano funziona ed esalta la nuova veste grafica del volume. Il tema violaceo ci introduce subito nelle atmosfere giuste per la lettura.

Nell’editoriale Graziano Frediani commuove lievemente, come lui sa fare, dedicando quelle sue poche righe a un maestro dell’orrore, Edgar Allan Poe e ai suoi poetici e sempre inquietanti versi.

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