BarnaZodiaco – Da Nathan Zuckerman, buon compleanno Mr. Roth

Il mix oroscopoletterario di Silvia Ferrari:philip-roth-in-1968-0021

Caro Mr. Roth,

Le scrivo questa lettera per unirmi al resto del mondo nel farLe i più sentiti auguri di buon compleanno. Spero non si indigni se uno dei Suoi personaggi – ma che dico, poi? il Suo personaggio per eccellenza, modestamente – si azzarda a prendere carta e penna per scriverLe. In effetti non ho mai osato tanto dal 1988, quando Lei ebbe l’ardire di pubblicare – a mia insaputa, per giunta – un nostro carteggio nella Sua opera I fatti. Autobiografia di un romanziere.

So che è scorretto da parte mia rimproverarLa in questo giorno, ma adesso che ho preso coraggio nel scriverLe non posso esimermi. Deve averLa particolarmente turbata quella lettera, e forse anche lo scarso successo di pubblico dell’opera, per avermi ridotto successivamente a mero spettatore della sua più grande trilogia (Pastorale americanaHo sposato un comunista e La macchia umana). Forse il nostro rapporto si era già incrinato negli Anni Ottanta, quando la Sua ossessione per l’autobiografia, per il Suo ego, si è rivelata fatale per me – povero Zuckerman scomparso dalla scena! Ma lo vuol comprendere che la sua vita è ordinaria senza di me?

Eppure mi pare di aver dato prova anche di un certo talento con il mio romanzo Carnovsky, apprezzato addirittura dall’insuperato E. I. Lonoff – e non ci prendiamo in giro, caro Roth, continuiamo pure a chiamarlo Lonoff ma tutti sanno perfettamente che quello era Saul Bellow, e io, io! sono stato designato come suo erede, non lei! Brutto affare l’invidia, quando il Suo personaggio riesce a scrivere un romanzo migliore del Suo, e in cui è addirittura protagonista. È da allora che non mi ha più permesso di scrivere nient’altro, mi ha ridotto a narratore, me! Uno scrittore! Ah, se ne vergogni, Roth, se ne vergogni!

In questi anni ho sentito che vorrebbe abbandonare la scrittura, vorrebbe ritirarsi a vita privata. Non so se questa sia una delle sue mosse astute per accreditarsi il Nobel, non so se abbia già venduto a qualche sciacallo in giacca e cravatta i suoi scritti postumi e ora stia festeggiando con un bel cocktail a Newark, ma Le dico di preparasi, Roth, si prepari.

Il mio regalo di compleanno è questo: Le ruberò il Nobel. Ha cercato di rinchiudermi fra le Sue pagine ma non c’è riuscito, ho dato vita a pagine mie, di nuovo, finalmente, e sono di gran lunga migliori delle Sue. Come posso esserne così certo? Si rassegni, caro amico, in realtà è Lei ad essere un mio personaggio, Lei è nato con la mia nascita ed ha tentato di sopravvivermi lasciandomi agonizzare per anni, quasi in un perverso omicidio-suicidio. E dopo ottant’anni, siamo ancora qui, noi due. Le ho lasciato tutto, s’è preso tutto. Ma il Nobel è mio.

Nathan Zuckerman

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