BarnaZodiaco – Come uccidere Anna Karenina in 5 mosse

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Il mix oroscopoletterario di Silvia Ferrari questa settimana si occuperà di un segno che decisamente ha Saturno contro nella sua costellazione: la Vergine, impersonificata, questa volta, nel grande scrittore russo Lev Tolstoj.

Molto spesso, anche fra le insospettabili cattedre dell’Accademia italiana, dinnanzi ai romanzi russi e in particolare, dinnanzi al genio di Tolstoj, si fanno spallucce, talvolta addirittura lo si schernisce a denti stretti perché infondo “dopo ottocento pagine ancora non s’è capito che diavolo volesse raccontarci”… Ebbene, nulla di più narcisistico ho mai ascoltato. E di più falso. In barba all’Accademia, Tolstoj ci dice subito che cosa vuole raccontare, sottolineandolo in due modi. Dall’epigrafe iniziale “Mihi vindicta: ego retribuam” (A me la vendetta: le renderò il dovuto); dall’incipit ben più noto: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. Ecco, Tolstoj già avverte i lettori (e gli aspiranti scrittori): la felicità è noiosa, se siete felici astenetevi dalla lettura di questo libro e dalla scrittura di un qualsiasi altro libro.
Il regista Joe Wright, non contento di essersi macchiato del delitto di Jane Austen nel 2005 portando in scena Orgoglio e pregiudizio, ha perseverato nel suo istinto omicida con la rappresentazione di Anna Karenina. Ed è riuscito a deridere il genio di Tolstoj, omaggiando l’Accademia di cui sopra, fingendo prodezze fotografiche e uccidendo personalmente la povera Anna in 5 semplici mosse.
1. Trasformare San Pietroburgo in “Dallas”
Dopo aver confuso lo spettatore con i rapporti familiari che legano un personaggio all’altro, presentandoli tutti nemmeno fossero protagonisti dei peggiori film di cassetta Anni ’80 (il principe Stiva novello Pierino, per dirne una), Wright vuol dare prodezza della sua regia con uno stratagemma che dimostra, a mio avviso, l’incapacità di sostenere quelle ottocento pagine che sembrano già pesargli al primo ciak. Aiutato da Tom Stoppard, autore e regista di teatro, Wright utilizza il meta-teatro per allestire quasi una sorta di musical in corso di rappresentazione, in cui i dietro le quinte si trasformano in corridoi per raggiungere le scene successive.
2. Anna Karenina perfetta isterica freudiana
Chi non ha letto il libro, non capisce. Chi ha letto il libro, inorridisce. Perché la Anna di Wright, bellissima, ricchissima e amatissima non già da un uomo solo, bensì da due (il marito Karenin e l’amante Vronskij), entrambi bellissimi e ricchissimi (si sta parlando di Jude Law e Matthew Macfadyen), si comporta da isterica?! Quello che si è dimenticato è il contesto socio-culturale in cui questi personaggi sono immersi. Dov’è il senso di colpa? Le inquadrature infinite sulle smorfie imbronciate e sugli occhi lucidi di Keira Knightley non sono sufficienti a supplire tutte quelle pagine in cui il lettore è stregato dagli occhi grigi della vera Anna Karenina.
3. Morirà! Ribadisco che chi ha letto il libro, sa già tutto, e quindi sa anche che Anna si getterà fra le ruote di un treno. Ma per chi non ha letto il libro, e purtroppo sono molti, è una scorrettezza mostrare ogni 15 minuti di pellicola l’immagine o il sonoro di una locomotiva che passa. Anche lo spettatore più disattento ha compreso che spendendo cinque minuti iniziali a inquadrare il macchinista morto fra i binari prima, e gli occhi da cerbiatta di Keira Knightley poi, qualcosa di analogo dovrà pur succedere.
4. Levin-Kitty: chi è costui?
Non sto qui a rimproverare il regista la scelta di ignorare tutta l’anima filosofica e politica di Levin che è in contrasto con la Russia sia di Pietroburgo sia di Mosca, per carità. Non posso però perdonargli di aver dimenticato la coppia Levin-Kitty che funziona da contraltare rispetto alla coppia Anna-Vronskji, relegata a un ennesimo intreccio amoroso “alla Dallas”. Ricordiamo che Levin è stato spesso identificato dalla critica come Tolstoj stesso… e quindi forse la filosofia della regia è stata: uccidiamo l’opera, uccidiamo il personaggio, uccidiamo l’autore.
5. Avviso. Il libro non finisce così. Il libro non finisce con la morte di Anna, ci sono ancora una cinquantina di pagine prima di arrivare alla parola fine. Il fatto che il regista abbia scelto di concludere con la sua morte e qualche fotografia sul marito con i bambini in un prato che assomiglia pericolosamente ai campi Elisi e un Vronskji che piagnucola in un angolo al buio, è l’ennesima prova di aver ridotto il mio libro preferito (e qui adesso capirete lo sfogo) a un mero harmony.
Un consiglio per riprendere in mano una settimana da Saturno contro: spendete i vostri soldi nel libro, non nel film! Se vi piace l’accoppiata cinema-Tolstoj allora vi consiglio “The last station” di Jay Parini, che racconta l’intrigante e complesso rapporto di Tolstoj e la moglie nell’ultimo anno di vita dell’autore russo.
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5 risposte a BarnaZodiaco – Come uccidere Anna Karenina in 5 mosse

  1. Vittoria ha detto:

    Ho qualcosa in contrario da dire su questa “recensione”.
    Innanzitutto si tratta di un film, non del libro che, chiaramente, con le sue 800 pagine riesce a dare respiro, vita e giuste sfumature a tutti i personaggi, quindi i tempi dovevano essere certamente accorciati.
    Punto secondo: la scelta dello sceneggiatore, a parer mio geniale, di ambientare tutto in un teatro per indicare l’ambiente chiuso dell’alta società (si noti infatti che solo le scene che hanno protagonista Levin sono quasi tutte fuori da questo ambiente) e, se vogliamo, conferire anche un senso di pathos maggiore alla visione; per non parlare poi del fatto che i personaggi si muovono a tempo di musica, danzando, roteando armoniosamente e senza intoppi, proprio come scorre la lettura del romanzo
    Il fil rouge del treno: chiaramente il regista ha dovuto trovare un espediente cinematografico per far comprendere la tragica decisione di Anna e ha scelto il richiamo del treno fin dall’inizio per far capire che il suo attaccarsi al conte Vronskij la porterà infine alla morte.
    Il senso di colpa di Anna, che nel libro, con le sue 800 pagine, è dato dagli infiniti “Mio Dio, mio Dio” è stato sicuramente ridimensionato, di nuovo, a causa della natura cinematografica della narrazione, sempre per la quale il regista (forse erroneamente perché non fa comprendere allo spettatore l’intero schema del libro) ha scelto di incentrarsi sulla principale storia d’amore, lasciando in secondo piano non solo l’amore felice di Levin e Kitty, ma anche quello di Stiva e Dolly.
    Ultimo punto della mia controbattuta è che, basandosi il film sulla storia d’amore di Anna e Vronskij, una volta morta lei non aveva senso (per sole cinquanta pagine) distogliere l’attenzione dello spettatore dal tema principale della pellicola.

    Alla fine questo film è un po’ come un corso dell’università dove il professore di anno in anno sceglie su cosa basare principalmente il suo corso, dando più o meno rilievo ad alcuni temi e argomenti piuttosto che altri.

    Ps: comunque c’è un errore in quello che hai scritto perché Matthew Macfadyen interpreta Stiva, non il conte Vronskij, che invece è impersonato da Aaron Taylor- Jhonson.

  2. Ilaria ha detto:

    Anna karenina non sapeva che c’era questo: http://youtu.be/2JdBjWIg_KQ
    (e non avrebbe avuto tentazioni ferroviarie)

  3. Silvia Ferrari ha detto:

    A Vittoria.
    Intanto ti ringrazio della correzione sugli attori che ho erroneamente confuso. Ti rispondo punto per punto.
    Sulle 800 pagine. Abbiamo assistito alla trasposizione cinematografica del libro Il signore degli anelli in tre film, gran bei film anche se non apprezzo il genere, e in ultimo alla traformazione in una triologia “Lo Hobbit” che ha lo stesso numero di pagine più o meno della Karenina. Ecco, a titolo di esempio, esigo lo stesso tipo di rispetto (non paragono i due registi, non paragono gli autori, penso solo alla quantità della materia narrata e da narrare)! Ovviamente non ne avrei fatto una triologia, per carità, ma qualcosina in più la si poteva dare.
    Secondo, la scelta del regista. Non mi pare molto originale l’espediente del meta teatro, comunque quello che salvo del film sono certamente le musiche e i costumi. Personalmente non ho apprezzato neppure il “quasi” tentativo di farne un musical: o lo è o non lo è. Occasione forse mancata, avrebbe potuto aggiungere qualcosa. Ma forse il cinema era già saturo dalla presenza musicata de I Miserabili, altro film nei cinema in questi giorni, e il regista non ha osato proporne un altro al pubblico.
    Terzo, il fil rouge del treno è pesantissimo. Lo spettatore mica è stupido.
    Quarto, i “mio Dio, mio Dio” della Knightley… Sembrava stesse ancora recitando in “A dangerous method”, altro che la Karenina… e su questo punto, non infierisco! 🙂
    Quinto, le ultime cinquanta pagine io fossi in te le rileggerei perché meritano.
    Sesto, purtroppo sono piuttosto pratica dell’università e hai perfettamente ragione, i corsi sono tutti pizzichi e bocconi. Infatti li odio. Io sono ancora di vecchio stampo, tutto il libro puro e duro. Ma capisci che la mia stroncatura mi ha toccato nel profondo. Anna Karenina è davvero, sul serio, il mio libro preferito e l’ho sentito davvero stuprato, passami la metafora. E se non bisogna vedere nel film quel libro, allora un titolo differente avrebbe aiutato a discernerli.
    Ti ringrazio del cazziatone 🙂
    PS. Curiosità, ma tu l’hai letto il libro?

  4. Silvia Ferrari ha detto:

    A Ilaria.
    Hai perfettamente ragione, e quel film è stupendo!!! E Maggy Gyllenhaal va tenuta d’occhio, promette benissimo!

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