Siberia (Dampyr)

Il ritorno di Mauro Laurenti su Dampyr dopo dieci anni meno qualche mese è scoppiettante. La dinamica freschezza dell’autore – che reinventa i tratti classici modernizzandoli senza privarli del loro fascino che solo il profumo della carta stampata rievoca nelle menti degli appassionati – si impossessa, ancora una volta, come già egregiamente aveva fatto in passato, dei protagonisti che vivono a Praga. Il suo Harlan è bello e tenebroso, il suo Kurjak è un duro e la sua Tesla è supersexy.

Un delle caratteristiche dell’artista romano è la capacità di far recitare i volti dei personaggi. Quando allora nelle bellissime sequenze in costume o negli ammiccanti tête-à-tête  da mistress della bella supervampira con lo sfortunato (o fortunato?) toy boy di turno, i personaggi si muovono con raffinata eleganza i loro volti rappresentano gli stati d’animo e le epoche e le esperienze vissute. Zarema, il maestro della notte femmina, nelle pose e negli sguardi attira e sedue con il suo aspetto da giovane fanciulla e il suo animo da scafata coguara. L’horror e l’azione appaiono e permeano il lettore grazie alle pennellate nette e alle inquadrature dinamiche. I più attenti scorgeranno un volto familiare tra uno dei personaggi, un cammeo che Laurenti ha inserito ispirandosi a un suo collega disegnatore di Zagor.

Cajelli tiene alto il carisma del femmineo supervilliain da lui inventato. Zarema racchiude le caratteristiche sexy già elencate sopra, ma quello che la distingue – e quindi la afferma – nel panorama di ‘cattivi’ dampyriani è il suo carattere da ragazzina viziata. L’uomo che l’ha accudita e costudita facendone una dama di corte è quel Grigor Vurdakak ucciso in uno dei primi numeri dalla prosa Maurizio Colombo. Diego Cajelli ci restituisce ancora qualche scena del maestro della notte scomparso, senza snaturare affatto le sottigliezze caratteriali del pesonaggio di Notturno in rosso. Il duplice sentimento di vendetta nei confronti del Dampyr e di sadico divertimento nell’ordire piani cozzano piacevolmente all’interno del complesso personaggio affrescato. I giochini alludenti perpetrati agli inermi e impotenti uomini sono specchio di insicurezze che in ogni maschio incute una donna vampira cosi complessa. Come nella precedente storia che toccava con gusto i difficili temi aquilani anche in questa Cajelli miscela il suo impegno sociale raccontando una storia di avventura inserita in una società per niente fittizia e a noi sconosciuta, aumentando il sense of wonder grazie, paradossalmente, alla traccia documentata e non a quella inventata. Un gran buon lavoro.

Ottima è anche la coincidenza con l’uscita di un film tutto Italiano: da un romanzo italiano e da un regista italiano: Educazione siberiana!

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