Django Unchained

Dove iniziare a parlare di questo film. Un film che è western, è spaghetti western, è blaxploitation ed è un film ‘alla Tarantino’. Un film così bello che persino i detrattori di tutti i generi succitati non solo si divertono a vederlo ma possono riflettere alla fine della proiezione con il sorriso sul volto per la soddisfazione dello spettacolo visto.

Cos’è il western se non l’epica , la mitologia classica appartenente a un paese giovane come gli Stati Uniti? I film di Ford, Hawks e Mann, ma anche le più recenti opere letterarie di Cormac MacCarthy, infatti, sono paragonabili alle opere classiche come l’Iliade e l’Odissea. Gli spaghetti western rielaborano quell’epica con un occhio ancora più sognante – se possibile – aggiungendo uno spessore terzo, scanzonato e ancora più iperbolicamente eroico. In narrazioni del genere la miscela tra infiniti e idilliaci spazi e imprese poetiche si intreccia con assurde e vili risvolti di vite inutili e banali. Tarantino è uno scrittore raffinato. Il suo lirismo per grottesca violenza raggiunge picchi quasi filosofici. L’autore affresca una commedia mettendo in bocca degli attori dialoghi che parlano di amicizia, amore e vendetta. Ogni parola pronunciata fa riflettere e la psicologia dei personaggi non è mai storpiata dal messaggio che quasi sempre filtra veicolato dalle parole che pronuncia. Questa sceneggiatura è incastonata, accompagnata o – per meglio dire – dipinta da una serie di sequenze cinematografiche che strizzano l’occhio e danno di gomito allo spettatore. Si potrebbe dire che il magnifico e nudo script è vestito con un arlecchinesco abito dove ogni colore, ogni pezzo di stoffa, è un omaggio al cinema da parte del suo autore.

Ma la cosa più fantastica è che i pezzi di questo puzzle di immagini che arricchiscono i dialoghi – che sono il vero scheletro, come detto – possiedono un occhio e una  magica possanza cinematografica. Quentin Tarantino cita, sì, ma alla fine tutto quello che vediamo è qualcosa che non abbiano mai visto, affascinante e malizioso anche se lo sentiamo sempre familiare e confortevole – quello che succede con ogni grande opera, del resto -. E ogni pezzo, ogni carattere si incastra perfettamente con quello mostrato prima e dopo. Si va dai dialoghi alla Chaplin durante la razzia del Ku Klux Klan, che esorcizzano il vile e terribile simbolo della violenza razzista, il cappuccio bianco, ironizzando sulla povera Jenny Willard, moglie di uno del Klan, non grande sarta autrice dei ‘sacchetti’ come li chiamano loro dai quali “non si vede un cazzo”; alla scaltrezza del vecchio maggiordomo negro – uno scaltrissimo e sboccato Samuel L. Jackson – che giustifica la passione e l’affetto per ‘i non sottomessi’ che talvolta sfugge al cattivo Calvin Candie – Leonardo DiCaprio, e, quindi, anche alla sottile ammirazione traspare per Django.

Gli attori sono tutti bravissimi. La coppia Jackson-DiCaprio funziona come quella Waltz-Foxx. Christoph Waltz è immenso come istrionico maestro di frontiera con una forte e incalzante intolleranza per gli schiavisti che monta piano piano nel film come la trama di un ragno paziente. Jamie Foxx rispetta il suo ruolo di vero duro del west, parlando meno degli altri, con un carattere scontroso e pronto a prender subito fuoco, non sovrarecita come gli altri proprio per necessità di rispettare un cliché eastwoodiano di duro impassibile – che però, talvolta, si strugge per la dolce Broomihilda, la bellissima Kerry Washington -.

Le sparatorie e le scene d’azione sprizzano – letteralmente – divertimento e condiscono ulteriormente la pietanza ‘spaghetti western’ che Tarantino fa sua reinventandola ancora, come in un gioco di specchi lui ha visto il West che l’Italia aveva visto in America: ha girato uno ‘spaghetti western col ketchup’. La colonna sonora è perfetta. Se non basta questo capolavoro ha far reinvestire le Major in questo genere cosa occorrerà? La parola ai botteghini.

Di tutte le citazioni – ultime proprio cronologicamente nella pellicola quelle di Lo chiamavano Trinità e Il Buono Il Brutto e Il Cattivo, quasi in contemporanea, – segnaliamo questa sotto, suggerita dall’espertissimo Maurizio Colombo non appena visto il garofano appuntato all’occhiello del mefistofelico DiCaprio sulla prima immagine mesi e mesi fa.

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4 risposte a Django Unchained

  1. returntoneverland ha detto:

    Quindi è da vedere? 🙂

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