Le donne guerriere

Con l’albo Zenith – la collana che ormai da molti e molti anni raccoglie le storie di Zagor – n°621 di gennaio, Sangue su Bahia, si conclude la storia sulle amazzoni scritta da Moreno Burattini e disegnata da Mauro Laurenti. Come in molti sapranno, il disegnatore romano è un maestro nel ritrarre figure femminili, grazie anche al suo curriculum che lo ha visto illustratore di fumetti erotici; per questo il curatore della testata, nonché lo sceneggiatore di questa storia – noto ai frequentatori di questo blog quale docente di sceneggiatura della scuola Barnabooth – ha deciso di assegnargli una storia di avventura ricca di belle fanciulle. Partiamo quindi a considerare l’opera di Laurenti che, come al solito, non delude. chi conosce il tratto del maestro romano sa che che fa del dinamismo fiero e tarzanesco di Zagor uno dei suoi punti di forza. non molti ricordano due cose che invece è doveroso attribuire al disegnatore: la mimica facciale dei personaggi e quindi la magistrale recitazione di tutti gli ‘attori’ in ogni vignetta e il taglio sempre giusto e spettacolare delle inquadrature che lo rendono il degno erede del maestro Ferri, creatore grafico del personaggio. Il tratto moderno infatti non infita mai l’epico classicismo delle nuance alla Raymond o alla Manning. Quindi è bene ricordare Laurenti sì per l’ottimo lavoro svolto con gli sguardi folgoranti e i corpi sexy delle amazzoni, ma anche e soprattutto per il suo tratto avventuroso che sposa delle moderne inquadrature esaltando tutto ciò di buono che c’era nella vecchia scuola.

Questo binomio artistico di autori aveva già dato vita a una delle più belle storie di Zagor degli ultimi anni – anzi, una delle più belle di sempre -: La palude dei forzati. Ne Le donne guerriere si genera la stessa alchimia incalzante in una storia dai pretesti e dallo svolgimento completamente diversi. La bravura di Moreno Burattini sa confezionare ancora una volta una sceneggiatura da ricordare. la storia è incastonata in una continuity che vede Zagor impegnato in una missione in Sud America; e, ancora più ampiamente, in una saga che caratterizza la testata del personaggio da quasi vent’anni, quella atlantidea. Lo sceneggiatore toscano si districa sui vari livelli narrativi costituiti da avventura amazzonica, fantascienza steampunk-atlantidea e love story, senza mai trascendere l’importanza del protagonista che, come vedremo alla fine grazie ad un clamoroso colpo di scena, non si scontra con quelle donne a caso. I dialoghi non sono mai noiosi così come la vicenda stessa e l’attesa generata dalla tensione accumulata sfocia quando il ritmo è insostenibilmente giusto, appagando il lettore con quello che non si aspetta ma che inconsciamente avrebbe voluto. Ancora un centro pieno per la coppia artistica che, si spera, continui a regalarci storie del genere. Una menzione speciale per la copertina in apertura dell’articolo: Ferri ancora stupisce alla sua età per dinamismo e profondità.

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