Moreno racconta… – La dea idea

La foto che vedete qui sopra mostra la pila delle proposte per storie di Zagor, inviate da aspiranti sceneggiatori, giacenti sulla mia scrivania qualche tempo fa, e il soggetto arrivato in redazione in quel giorno che vi viene appoggiato sopra. Da allora, ne è giunto un altro paio. Nell’ultimo mese sono riuscito a leggere con attenzione, e a rispondere per lettera con la dovuta esaustività (cioè, commentando passo per passo e individuando i punti critici), due elaborati. Esiste comunque il problema di riuscire a esaminare tutti i rimanenti, dando la dovuta soddisfazione a tutti coloro che si sono fatti avanti e magari riuscendo a individuare, nel gran numero, qualcuno di meritevole.
Finora, mi sono sempre rifiutato, salvo qualche raro caso, di rispondere con frettolosità o con lettere circolari buone per tutti, e ho cercato invece di dimostrare a ciascuno dei mittenti che mi sono preso a cuore il suo caso, esaminando con attenzione ciò che ha mandato. Credo che siano parecchi quelli che possono testimoniare questa mia premura, che però va a discapito della velocità con cui evado le giacenze. Ci sono stati anche alcuni sceneggiatori che oggi lavorano con noi, selezionati (in prima istanza) proprio dal sottoscritto: Jacopo RauchDiego PaolucciMirko Perniola Samuel Marolla (in ordine cronologico) sono fra questi. Certo, si potrebbe dire che uno su mille ce la fa. E si potrebbe anche sostenere che per incompetenza, strabismo o miopia non mi sono accorto del talento di altri ancora più dotati. Vero è che io ho giudicato seconda l’ottica zagoriana, e non è detto che una superstar del fumetto mondiale, mettiamo pure Neil Gaiman, riuscirebbe a scrivere una storia di Zagor che piaccia agli appassionati dello Spirito con la Scure più di una delle avventure di Cesare Melloncelli. Ma, insomma, almeno dalla redazione di Zagor qualche risposta a chi manda soggetti ogni tanto arriva.
Ne sa qualcosa Vittorio Sossi, di cui ho sceneggiato personalmente due soggetti, regolarmente pagati, (uno già uscito, “La malezione del Poseidon”, uno di prossina pubblicazione, “I lupi del gelo”), e ne sanno ancor di più, perché la memoria è fresca, altri due soggettisti autori di due proposte convincenti, una già accettata e una in procinto di esserlo, appena sarà stata messa a punto dopo varie riscritture. Tuttavia, sono tanti quelli che ancora attendono un riscontro e lo fanno addirittura da un anno. Potrei cavarmela facilmente rispondendo: “purtroppo lo staff è al completo, mi dispiace”. Ma penso che a me, venticinque anni fa, non andò così e ci fu qualcuno che lesse la mia prima proposta. Era infatti il 1987quando presentai a Sergio Bonelli il soggetto della mia storia d’esordio. Ci vollero, è vero, due anni prima di una risposta ma, come ho già raccontato, ma alla fine Decio Canzio, un giorno del 1989, mi chiamò nel suo ufficio e si mise a spiegarmi punto per punto quel che non andava nel mio soggetto intitolato “La sindrome di Beelzebul”, bocciandolo. Tuttavia, aveva notato qualcosa in me da cui era rimasto favorevolmente impressionato e mi invitò a correggere quella storia superando le difficoltà che aveva riscontrato. Pochi mesi dopo, venivo assunto.
Oggi i tempi sono cambiati ed è tutto più difficile, non ci sono dubbi. Però continuo a pensare che chiunque coltivi il sogno di scrivere Zagor abbia il diritto a venire preso in considerazione. E anche se alla fine la risposta sarà “mi dispiace, non va bene”, credo che ogni autore voglia sapere di essere almeno stato preso in considerazione e magari consigliato sul modo migliore per perfezionarsi. Mi si dirà: ma allora, se sei convinto di tutto ciò, perché chi invia soggetti deve aspettare tanto? Non è meglio fargli sapere subito se ci sono delle possibilità oppure no? Certo, sarebbe meglio. Però, per esaminare con la dovuta attenzione un testo di diverse cartelle, farsene un’opinione e scrivere una risposta puntuale e dettagliata serve del tempo. Una, due, tre ore a seconda dei casi. Spesso, un curatore di testata di tempo non ne ha così tanto. Perché prima vengono, com’è ovvio, le scadenze dettate dal calendario delle uscite, in funzione del quale sono stabilite tutte le consegne dei vari passaggi redazionali. Zagor esce in edicola con oltre duemila tavole all’anno e io sono solo a occuparmene, lavorando in redazione soltanto una quindicina di giorni al mese. Quasi tutte le mattine, quando mi presento in ufficio, mi propongo di evadere un po’ di giacenze dalla pila dei soggetti in attesa, ma subito inevitabilmente mi scontro con la realtà dei fatti: arriva il letterista che deve ritirare il lavoro, i grafici attendono le indicazioni per le correzioni, un disegnatore aspetta che gli invii pagine di sceneggiatura, un collega vuole la rubrica della Posta e uno pretende il riassunto per il sito Internet o la presentazione per la pubblicità. Le otto ore alla mia scrivania sono, non di rado, una sorta di tour de force a cui mi sottopongo con entusiasmo ma che, certo, non mi permette di dedicarmi agli aspiranti sceneggiatori.
Già una volta ho spiegato quanto sia difficile concentrarsi su un testo (talvolta molti lungo) da leggere con attenzione cercando di coglierne bene tutte le implicazioni: guardare delle tavole disegnate è un conto, esaminare un soggetto scritto è un altro. Non so come si comportino gli altri curatori rispetto alle proposte che ricevono: di sicuro ne arrivano tante a tutti. Io sono un po’ intimidito dai soggetti troppo lunghi (una volta ne ho ricevuto uno di settanta pagine scritte fitte fitte, che comunque ho letto), e talvolta mi sorprendo a pescare nel mucchio quelli un po’ più brevi così da poter capire subito se c’è qualcosa di interessante oppure no. Però, poi, quando vado a rispondere quasi sempre comincio con il dire che gli spazi sono molto stretti, dato che lo staff degli sceneggiatori zagoriani è già molto affollato. Guardando le sceneggiature che sono in fase di illustrazione in questo momento, la scuderia dei testisti comprende (in ordine alfabetico): BoselliBurattiniCaponeMarollaMignaccoPaolucciPerniola,Rauch e Zamberletti (quest’ultimo, sceneggiatore di fiction televisiva e giallista di una certa fama, di cui leggerete la prima storia nel corso del prossimo anno). Qualunque altro aspirante dovrebbe quanto meno cercare di presentare dei soggetti così brillanti da far superare l’obiezione più scontata: ma una storia di così ordinaria amministrazione, non possiamo scrivercela da soli, noi che abbiamo nove scrittori a disposizione? Il motivo per cui, a parità di soggetto, un professionista è preferibile a un esordiente è chiaro: chi ha meno esperienza, deve ancora farsela. Gli va insegnato il mestiere. Ogni tavola va corretta e riscritta due, tre volte. Una faticaccia. Chiunque faccia già parte dello staff, compreso Zamberletti che pure vanta un curriculum di scrittore già rodato, ha dovuto subire un certo addestramento, talvolta duro, da parte del sottoscritto (così come fanno, immagino, anche gli altri curatori di testata). Per convincere un editor a ricominciare con le lezioni a beneficio di un nuovo arrivato, bisogna che costui abbia davvero dei buoni argomenti. Il mio proposito è comunque quello di smaltire le giacenze prima dell’arrivo dell’estate, con le buone (lettura attenta e approfondita e risposte esaustive agli autori) o con le cattive (scrematura dei più meritevoli e lettere di circostanza ai meno brillanti).
O almeno, questo era il mio proposito fino a qualche settimana fa. Perché, proprio una di quelle mattine, una assurda polemica iniziata sul forum Comicus, di cui ho saputo soltanto a fuochi spenti, mi ha dato da pensare. Non ha molta importanza, in realtà, da che cosa sia nata la querelle, chi ne siano stati gli artefici. Sui forum possono scrivere tutti, e talvolta succede anche che si scrivano delle fesserie (è capitato persino a me). La questione sembra, fortunatamente, rientrata. Però, la questione sollevata è di una certa importanza, almeno dal mio punto di vista. Infatti, qualcuno ha accusato alcuni sceneggiatori bonelliani (non me, ma mi sento coinvolto rientrando nella categoria) di essersi appropriati di idee altrui fatte giungere in redazione sottoforma di proposte. Il problema non è nuovo, dato che c’è sempre qualcuno che si reputa un genio incompreso (e magari lo è) convinto di essere stato derubato del proprio progetto. In alcuni casi è perfino successo davvero (vedi la diatriba sull’invenzione del telefono fra Meucci e Bell), ma certo non credo proprio che esistano dei precedenti in casa Bonelli. Il forumista finito nell’occhio del ciclone per le sue accuse (poi ritrattate) avrebbe inoltre parlato di una “casta” accusata di fare il buono e il cattivo tempo in via Buonarroti: anche se fosse non vedo il problema dato che in ogni azienda è normale che ci sia staff di dirigenti, (c’è anche nelle cooperative), e qualcuno che alla fine decide ci vorrà pure, se si tratta di scegliere fra tante proposte. Ma, ripeto, quel che mi dà da pensare sono le accuse fatte a proposito del “furto di idee” da parte di sceneggiatori che avrebbero rubato lavori altrui.
Ecco, io ricevo una cinquantina di soggetti all’anno e, come ho detto, cerco di leggerli per rispondere a tutti, sia pure con i miei tempi biblici. Se in un soggetto presentato da un aspirante sceneggiatore (che magari non ho ancora letto) c’è un attacco a una diligenza e anche in una mia storia c’è un attacco alla diligenza, qualcuno potrà accusarmi di plagio? Se uno propone un viaggio in mongolfiera e anch’io uso la mongolfiera in un passaggio di una mia sceneggiatura, ho copiato? Alla fine, i soggetti girano tutti attorno a un numero limitato di situazioni, tant’è vero che nel novanta per cento dei casi io rispondo a chi li invia che purtroppo una storia molto simile o è in lavorazione o è già stata fatta in tutte le varianti possibili. Ovviamente, il talento di chi sceneggia sta nella capacità di rendere interessante anche uno spunto già visto. A volte uno spunto può essere buono ma presentato in modo da non essere utilizzabile: magari io o un altro con più esperienza avremmo potuto “confezionarlo” meglio.
Nell’ultimo soggetto che ho letto, l’autore proponeva un’avventura di Zagor ambientata su un’isola dell’Atlantico meridionale realmente esistente, Tristan da Cunha, sulla base di una leggenda che davvero riguarda quel luogo. Ho fatto notare come l’idea di fondo (il sepolcro di uno stregone protetto da creature demoniache) fosse già stata sfruttata in più occasioni, proprio con situazioni molto simili a quelle da lui proposte. In questo caso, è l’aspirante sceneggiatore che, non conoscendo tutta la serie dello Spirito con la Scure a menadito, non si è accorto di aver avuto idee che già altri avevano avuto prima di lui (e che sono poi sempre le stesse che girano e rigirano in attesa del guizzo di qualcuno che le affronti da un punto di vista almeno un po’ diverso). Ma se fosse stato il contrario? Se l’aspirante sceneggiatore avesse mandato il suo soggetto e poi, dopo qualche mese, avesse visto uscire lo Speciale Zagor “Il sepolcro dello stregone”, scritto da Diego Paolucci? Nessuno dei due soggettisti, nella realtà dei fatti, ha mai letto niente dell’altro (almeno così mi ha assicurato l’aspirante autore in questione), però a volte succede che le storie si sovrappongano perché tutti ci nutriamo dello stesso humus narrativo. Ma, dopo che ho scartato il soggetto ambientato a Tristan da Cunha, secondo voi, sarà possibile che io o qualcun altro si possa immaginare di far tornare Zagor su quell’isola (dove è già stato), con una storia del tutto diversa, o soltanto il fatto di far ricorso a una certa location, e magari a una certa leggenda realmente circolante, già configura un mezzo plagio?
Altro esempio. Anni fa, uno aspirante autore propose una storia imperniata sulla leggenda del Demone Falena, che ha ispirato anche un celebre film, The Mothman Prophecies. Per vari motivi, l’idea (pur non malvagia) venne scartata. Ora, se uno sceneggiatore del nostro staff proponesse una sua avventura basata sullo stesso Demone e magari suggeritagli da quel film, e la storia fosse diversa (nonostante il medesimo spunto), essendo peraltro io del tutto certo che lo scrittore B non ha mai potuto leggere il testo di A, che dovrei fare? Il primo propositore potrebbe saltar fuori rivendicando il plagio di una sua idea? Ulteriore esempio. Un nostro sceneggiatore (uno dello staff) ha proposto una storia con una rivolta carceraria. Però, così com’era congegnata, la storia non funzionava. Per mesi, sono andato avanti trovando obiezioni e cercando di suggerirgli possibili correzioni. Ugualmente, l’autore non trovava il bandolo della matassa. Arriva a quel punto un secondo collaboratore (sempre facente parte dello staff), che senza nulla sapere del primo e dei suo sforzi, mi mette sul tavolo un soggetto dicendo: “Ho avuto un’idea: una storia con una rivolta carceraria”. Leggo la sua proposta: è perfetta! Invio per mail al primo il soggetto del secondo e gli dico: dimmi il tuo parere. Il primo non ha avuto nessuna difficoltà ad ammettere che il soggetto altrui funzionava: era quello che lui aveva inutilmente cercato di scrivere per tanto tempo. Con la massima serenità ha acconsentito che fosse dunque l’altro a occuparsi di quella storia e lui ha ripiegato su una seconda, nello scrivere la quale non ha avuto particolari problemi. Ma ammettiamo che fosse accaduto lo stesso con la proposta di un aspirante sceneggiatore: l’autore della storia non convincete della rivolta carceraria, potrebbe ritenere di aver subito il furto di un’idea? E se un soggetto bocciato avesse riguardato questo argomento (particolare ma non certo strabiliante quanto a originalità), per tutta l’eternità gli sceneggiatori dello staff avrebbero dovuto tenersene lontani per evitare l’accusa di scippo?
Una volta un lettore mi disse: “Ho un’idea straordinaria”. “Sentiamola”, dico io. “Zagor incontra Lincoln”, dice lui. “Bene: e che succede?”, dico io. “Beh… Zagor incontra Lincoln”, conclude lui. Non sapeva andare avanti, ma credeva che bastasse quello per fare una storia. Ecco, se io ora scrivessi una storia in cui Zagor incontra Lincoln, potrei essere accusato di aver rubato il lavoro di un altro? Mi chiedo se non sia il caso di smettere di leggere i soggetti di chiunque, rimandandoli indietro appena arrivano con una lettera che dica: “Il soggetto non è stato mai esaminato e non ne conosciamo il contenuto. Qualunque possibile somiglianza con nostre sceneggiature in corso d’opera o future è da ritenersi puramente casuale”.
Ho scritto questa mia riflessione in un commento sul mio “coso”. Ed ecco che cosa mi ha scritto per mail un giovane collega (uno di quelli a cui qualche anno fa ho letto dei soggetti inviati come aspirante sceneggiatore, mi accorsi che era bravo e adesso lavora con noi): “ho letto il tuo post su Facebook relativo alla polemica nata su Comicus. Chiudi il post suggerendo, forse provocatoriamente, di rispondere agli aspiranti soggettisti rimandandogli indietro il testo senza neanche leggerlo. Bene, ma lo sai che per esempio la Disney lo fa veramente? Quattro anni fa circa, quando ho inviato i soggetti per Zagor, contemporaneamente ne avevo mandati un paio alla Disney per Topolino. Mi risposero dopo moltissimo tempo, con una busta che conteneva la mia busta, integra e rincollata, con una lettera firmata dalla direttrice. Il testo diceva quello che ipotizzavi tu: abbiamo ricevuto la sua lettera, e appena ci siamo resi conto che erano soggetti, abbiamo interrotto la lettura, abbiamo richiuso la busta, e gliela rispediamo intonsa. Non possiamo essere accusati di plagio se troverà in edicola una storia pubblicata simile alla sua.Va bene. Legalmente forse funziona (ma ho i miei dubbi). Ma ti garantisco che l’effetto sull’aspirante autore è mortificante. Suonava come ‘non ci interessa NIENTE di lei e dei suoi lavori, si tenga la sua roba, vada a fare altro nella vita’. O perlomeno, per ME questo è stato l’effetto “. Ecco, è bastato leggere questo per farmi ricredere dal mio proposito (che era in effetti provocatorio) e convincermi più che mai a leggere tutti, ma proprio tutti i soggetti in arrivo.
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