Lo spiraglio

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Lo spiraglio sulle lezioni della Scuola di scrittura creativa Barnabooth si riapre. Oggi, nell’angoletto di luce che vi taglia in due, c’è Silvia Ferrari.

Godetene!

 

La pantera

Oggi piove, mi fumo una sigaretta alla finestra e lo aspetto. Le tapparelle sono abbassate fino al mio naso, vedo il marciapiede illuminato da un lampione giallo solo dalle fessure, e dalla mia bocca esce più alito caldo che nicotina. Cerco di buttare tutto fuori, il fumo e la cenere, così quando sentirò la chiave nella toppa mi resterà il tempo di gettare il mozzicone giù, sciacquarmi la bocca con la coca cola e andare incontro al babbo.

È da una settimana che non fumo e questa Marlboro mi sembra infinita, forse non tiro abbastanza, forse è il tempo che non passa e lui non arriva. Eppure sono le sei e mezza, dall’ufficio esce alle cinque. E questa è la quinta sigaretta.

Odia i fumatori. Mia madre è morta di cancro, l’anno scorso, e lui odia i fumari. Non è stato una malattia del tipo “ti prendo e ti porto via”, è stata una malattia lenta. È stato come vivere allo zoo e guardare una pantera. Pensi che infondo, è dietro le sbarre. Che non sia così invincibile. Se l’abbiamo messa in gabbia, noi uomini, si può domare. Che è sadico guardarla impazzire avanti e indietro in quella gabbia. Mio padre è così che guardava il cancro di mia madre, come qualcosa di assolutamente controllabile. Come tutti quei cancri che senti in tivù e poi se ne vanno, spariscono, un po’ con la chemio, un po’ con Dio.

E poi un giorno ti accorgi che in realtà, siamo noi in gabbia. Che non è lei a muoversi, che siamo noi a contorcerci e lei è in agguato silente, attenta, e aspetta quel momento, il momento per prenderti e portarti via.

Io ho iniziato a fumare ben prima che mia madre si ammalasse, non ho mai smesso e di certo, non ne ho alcuna intenzione. Però al contrario di mio padre, uomo sano e forte, non ho mai pensato che potessimo ingabbiare noi quel cancro, era il cancro che aveva ingabbiato l’anima di mia madre, e con lei le nostre. Io il cancro l’ho guardato fisso, mentre mio padre si rintanava nelle sue speranze, e ho detto addio molto prima di Giugno scorso.

Eppure adesso a guardare mio padre ho paura. Ed ora che non c’è e ritarda e ormai è passata un’altra ora e il cellulare è staccato e non mi risponde, ho paura che la pantera che mi sta fissando stavolta non sia un cancro, ma qualcosa di peggio.

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Una risposta a Lo spiraglio

  1. Paola ha detto:

    Bello, dal ritmo incalzante. Esauriente nella sua brevità. Molto vero.Paola

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