Moreno racconta… – La storia di una storia

“La strega”, il breve racconto di Zagor che troverete nelle pagine seguenti, giunge finalmente alla stampa vent’anni dopo essere stato da me sceneggiato. Tanto ritardo merita una qualche spiegazione.
Nel 1992, proprio all’inizio della mia collaborazione con lo Spirito con la Scure, Sergio Bonelli mi chiese di organizzare (almeno per quanto riguarda la scelta di un percorso espositivo, la selezione delle tavole e la scrittura delle didascalie) una grande mostra che celebrasse il trentennale zagoriano (che in realtà ricorreva l’anno precedente). Il motivo per cui l’editore pensò proprio a me, all’epoca ancora soltanto un giovane di belle speranze, stava chiaramente nel fatto che nel 1990 ero stato il principale artefice di un libro, uscito come numero speciale della fanzine “Collezionare”, tutto dedicato all’eroe di Darkwood, e di cui Bonelli era rimasto soddisfatto, al punto da essere arrivato a ritenermi un buon conoscitore del suo personaggio e un referente attendibile. La mostra venne organizzata con il titolo di “Un’avventura lunga trent’anni”, e trovò il suo primo palcoscenico nella Fortezza da Basso di Firenze.
Serviva però un catalogo, di cui fu incaricato l’editore fiorentino Antonio Vianovi, titolare della Glamour International Production, una Casa editrice che da qualche tempo aveva cominciato a pubblicare saggi (corposi e molto illustrati) sui principali personaggi bonelliani. Con Vianovi, io e lo staff di “Collezionare” avevamo appena dato il via a una nuova rivista, “Dime Press”, tutta dedicata alla produzione di Via Buonarroti. Così, Antonio chiese proprio a me, insieme ad altri due curatori della pubblicazione appena varata, di realizzare il catalogo, cosa che io, Francesco Manetti e Alessandro Monti facemmo con entusiasmo. Va detto, a questo punto, che i precedenti libri sui personaggi della scuderia Bonelli pubblicati da Vianovi avevano la caratteristica di allegare degli albetti spillati con delle storie brevi realizzate per l’occasione, o con illustrazioni e pin-up firmate dagli autori. Si pensò di fare lo stesso anche per Zagor.
Bisogna sapere anche, però, che la Glamour pubblicava da anni una celebre rivista, chiamata appunto “Glamour International Magazine”, in cui celebri disegnatori pubblicavano materiale “d’autore” un po’ osé (niente di troppo spinto, ma ascrivibile al genere erotico). In ossequio a questa tradizione, anche alcuni autori bonelliani avevano pubblicato con Vianovi disegni “audaci” dei loro personaggi e si erano viste versioni “particolari” delle amicizie femminili di Ken Parker o di Martin Mystère. Così, Antonio mi commissionò una sceneggiatura in cui, insieme a Zagor, ci fosse un personaggio femminile e i due vivessero un intermezzo romantico. “Sei sicuro che si possa fare?”, chiesi al committente, colto dal dubbio che si stessero infrangendo dei tabù. “Ma certo, lo abbiamo già fatto altre volte: rientra nello stile della Glamour”, rispose Vianovi.  Io, che ero rimasto folgorato dalla bellezza delle quattro storie di Berardi & Milazzo dedicate alle stagioni (“Il respiro e il sogno”) in cui le vicende di Lungo Fucile non hanno bisogno di parole per essere comprese, decisi di tentare un esperimento a fare altrettanto con lo Spirito con la Scure. Immaginai dunque una trama essenziale in cui ci fosse una componente vagamente erotica (tanto vaga, da non essere sottolineata da nessun nudo, in ossequio alla trentennale tradizione zagoriana), raccontata senza alcun balloon.
La sceneggiatura, intitolata “La strega”, giunse in via Buonarroti ma lì, con sorpresa di Vianovi (ma non mia), suscitò qualche perplessità: i siparietti romantici non erano ritenuti adatti a rappresentare “un’avventura lunga trent’anni”. Così, Sergio Bonelli preferì allegare al catalogo uno spillato che raccoglieva una sua breve storia già apparsa nei primissimi albi della serie regolare, “Smiling Joe”, e “La strega” cadde nel dimenticatoio.
Qualche anno dopo, più o meno verso il 2000, conobbi un aspirante disegnatore che voleva proporsi in Bonelli per entrare a far parte dello staff di Zagor. Si chiamava Marco Verni, e i disegni che mi mostrò, inizialmente, non erano tali da potergli dare delle speranze. Tuttavia, si percepiva la sua passione zagoriana (noi zagoriani ci riconosciamo al fiuto) e, a ben guardare, si intravedevano delle potenzialità. Gli diedi tutti i consigli che ero in grado di dargli, e lui li recepì ascoltandomi come un oracolo. Poi mi chiese: “Mi puoi dare qualche tavola di sceneggiatura, per potermi esercitare e fare delle prove?”. Io, che ero curioso di vedere che effetto potevano fare le pagine de “La strega” una volta disegnate, gli consegnai quelle, spiegando che si trattava soltanto di un esperimento e che mai, ovviamente, quella storia sarebbe stata pubblicata. Era, insomma, soltanto un modo per vedere quel che veniva fuori, seguire i suoi eventuali progressi, farlo confrontare con un racconto compiuto.
Verni scomparve per qualche mese, al punto che temetti di non vederlo più. Quando si ripresentò, aveva in mano le otto tavole, più la copertina, de “La strega”. Le guardai, e decisi che le avrei immediatamente fatte vedere a Sergio Bonelli. Marco fu assunto immediatamente, e io fui felicissimo di potergli affidare le prime pagine de “Lo sciamano bianco”, una storia pensata appositamente per le sue caratteristiche dove, naturalmente, c’era un personaggio femminile, una squaw di nome Tabitha. Da quel momento in poi, io e Verni non ci siamo più fermati: io scrivo e lui disegna, e sono passati più di dieci anni. Ma, mi dicevo, se le tavole de “La strega” erano bastate a farlo arruolare, perché non trovare il modo di pubblicarle?
In vari frangenti ci abbiamo provato, e Sergio, almeno un paio di volte è stato sul punto di concedere il benestare, poi hanno prevalso i dubbi sia perché si trattava di un racconto atipico per argomento e tecnica narrativa, sia perché in fondo era comunque una “prova” in cui traspariva l’inesperienza di un disegnatore ancora alle prime armi. Alcune fotocopie hanno cominciato a circolare tra gli appassionati, che ci hanno sempre chiesto di poter avere quella storia stampata su carta, ma e occasioni “celebrative” che si presentavano (mostre, manifestazioni, raduni) esigevano storie che fossero più corrispondenti allo spirito del personaggio, che non si poteva certo identificare con un dongiovanni o con uno che si concede (almeno pubblicamente) troppi appuntamenti galanti. Vero che nel racconto senza parole illustrato da Verni l’elemento “romantico” è solo un ingrediente della storia, nella quale trovano spazio anche la magia e l’azione. Alla fine, superato il traguardo del cinquantennale zagoriano, e dunque esaurite (momentaneamente) le celebrazioni, la Casa editrice ha autorizzato il festeggiamento di un altro anniversario: i venti anni, appunto, dalla scrittura de “La strega”, che finalmente è arrivata nelle vostre mani. E nella migliore delle “vesti” che si possono desiderare: a colori (e che colori!) e su carta patinata. Valeva sicuramente la pena di aspettare tanto, per un risultato così.
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