La redenzione del samurai

Si ha la sensazione che sia una storia che veramente verrà ricordata.

La collana le STORIE, varata dalla Sergio Bonelli Editore, aveva esordito nel mese di ottobre con l’ottima Il boia di Parigi di Paola Barbato e Gianpiero Casertano.

La redenzione del samurai  è il secondo numero; e apre nuovi orizzonti per il fumetto bonelliano. Perché, sì è un albo bonelliano come chiarezza e stile di narrazione, ma presenta degli spunti ‘fusion’ abilmente miscelati e ingabbiati nelle sei vignette. Questo fa onore sia all’editore che agli autori. Il rinnovamento avviene sempre all’interno dei dettami editoriali che hanno fatto il successo della casa editrice e del fumetto italiano. E proprio attraverso questo ‘rinnovamento classico’ sono avvenuti tutti i successi della Bonelli.

La sublime veste grafica di Andrea Accardi mette insieme un tratto realista tipicamente italiano, con il manga (maggiormente evidente nei flashback) e, soprattutto, L’Ukiyo-e, le classiche stampe su legno giapponesi. Tutto ciò non va a discapito ne della narrazione, ne dell’azione stessa, intesa come movimento. Essendo una storia dichiaratamente chambara (nome onomatopeico che rappresenta lo scontro di due spade) è fondamentale che negli scontri di spada si percepisca tutta l’epica che racchiudono, e questo avviene. Geniale e riuscita l’idea dei fiotti di sangue che arrivano alla verosimiglianza addirittura di un’anime (cartone animato giapponese).

I silenzi urlano e i paesaggi ovattati di neve trasmettono quell’angoscia tranquilla di un mondo così lontano e strano per noi italiani e, allo stesso tempo, curioso, magico e avventuroso. Le luci e le ombre, specie durante il temporale, rabbrividiscono con inquadrature cinematografiche e ricordano una bellissima storia recente di Mister No (Ninja, di Colombo-Valdambrini).

Veniamo a Roberto Recchioni, lo sceneggiatore che lungamente ha promosso questa storia come il suo miglior lavoro fino a oggi pubblicato. E se non è il suo lavoro migliore è sicuramente uno dei più belli. Diceva Hemingway che i bei racconti si distinguono perché sono più veri di quanto sarebbero se fossero storie vere. In questo caso l’autore riesce a trascinarci dentro un Giappone feudale che, attinente alla realtà o meno, è quello dell’immaginario collettivo e il ‘sense of wonder’ della storia ne guadagna in ogni battuta sapientemente alternata a dei silenzi che, appunto, non sono mai gratuiti.

Il trio di protagonisti, alla Luke, Obi-Wan e Yoda, che anima la vicenda è riuscito. I rapporti tra Tetsuo, Jubei e Ichi, come avviene per i loro alter ego in Star Wars, non sono mai banali e sono sempre ricchi di pathos e tensione narrativa. Le numerose citazioni, da Bashō (Anche i corvi sono belli, nel mattino di neve…) ai cartoni giapponesi trasmessi in Italia negli anni ottanta, da Takashi Miike ai classici chambara con Toshirō Mifune (a cui Jubei assomiglia), non sono mai saccenti e inopportune, ma speziano gradevolmente la ricetta di per se saporita.

Questo è un albo che grazie ai giusti feeling con i manga e con il cinema, e visto la bravura con cui sono stati bonellizzati, può aprire alla lettura molti, giovani e non, appassionati di personaggi come quelli presenti in One-Piece o Naruto. Personalmente, il maestro Jubei mi ricorda un personaggio dimenticato dei cartoni animati: Teppei.

La copertina del maestro Aldo di Gennaro è stupenda, come sempre del resto quando si parla di un suo dipinto. Story Teller, il redazionale è interessante e divertente, introduce all’atmosfera chambara.

Assolutamente da leggere!

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