Una notte da Leone

C’era una volta in America

Fa sempre piacere andare al cinema e trovare la sala piena. Certo, se è vuota, nessuno rompe le scatole: mastica, apre lattine, commenta il film, si alza venti volte per andare in bagno. Ma la sala piena ti fa sentire parte di un’emozione collettiva che solo il grande schermo può dare.

Il pretesto di un aggiunta di scene tagliate e solo l’incipit necessario per muoversi e andare a vedere Sergio Leone. Sì, perché – adesso posso dirlo – vedere un film del regista italiano al cinema e vederlo in televisione sono due cose diverse, entrambe belle. Ma il cinema…

Quando si parla di crisi dei biglietti staccati bisognerebbe riflettere sul fatto che, in una multisala di Livorno a un orario difficile di una domenica sera all’ultima proiezione, tutti gli avventori hanno riempito solo una sala lasciando le altre deserte. La sala dove hanno proiettato un film che da venti anni vediamo ogni anno su Rai Tre.

Le scene che sono state tagliate nella versione che tutti conosciamo sono state tolte giustamente. Si tratta di scene oltre che inutili, non entusiasmanti, prolisse e fautrici di inutili spiega non richieste al ritmo del capolavoro leoniano. In un certo qual senso però, dimostrano ancora una volta – in lingua originale con i sottotitoli – l’enorme, immensa bravura di DeNiro e di Woods. La colonna sonora di suddette scene pare posticcia e la qualità visiva – di cui si scusano all’inizio del film – è scadente.

Come sempre il film entusiasma. La parte che segue le gesta dei ragazzini nella vecchia New York è piena di ricordi indelebili e ferite aperte nel percorso di qualsiasi amante di storie raccontate. Come ‘Patsy’ che sceglie di mangiare la pasta con la panna invece di perdere la verginità. O la corsa del giovanissimo Dominic poi falciato dal piombo di ‘Bugsy’.

Tutti gli spettatori  sono usciti soddisfatti dopo essere stati seduti quasi cinque ore tra trailer e proiezione, facendo vivere al cinema in crisi una vera ‘notte da Leone’.

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